Traduzione di Paragrafo 17, Libro 6 di Tacito

Versione originale in latino


Hinc inopia rei nummariae, commoto simul omnium aere alieno, et quia tot damnatis bonisque eorum divenditis signatum argentum fisco vel aerario attinebatur. Ad hoc senatus praescripserat, duas quisque faenoris partis in agris per Italiam conlocaret. Sed creditores in solidum appellabant nec decorum appellatis minuere fidem. Ita primo concursatio et preces, dein strepere praetoris tribunal, eaque quae remedio quaesita, venditio et emptio, in contrarium mutari quia faeneratores omnem pecuniam mercandis agris condiderant. Copiam vendendi secuta vilitate, quanto quis obaeratior, aegrius distrahebant, multique fortunis provolvebantur; eversio rei familiaris dignitatem ac famam praeceps dabat, donec tulit opem Caesar disposito per mensas milies sestertio factaque mutuandi copia sine usuris per triennium, si debitor populo in duplum praediis cavisset. Sic refecta fides et paulatim privati quoque creditores reperti. Neque emptio agrorum exercita ad formam senatus consulti, acribus, ut ferme talia, initiis, incurioso fine.

Traduzione all'italiano


Come conseguenza scarseggiò il denaro liquido, per il simultaneo ricupero dei crediti da parte di tutti e perché, dopo tante condanne e confische, il contante si andava accumulando nelle casse del principe o nell'erario. Il senato aveva in aggiunta prescritto che i due terzi del capitale, prima dato a prestito, fossero investiti in terreni in Italia. Ma i creditori reclamavano il rimborso totale e, per chi era sollecitato, non era bene compromettere il proprio credito. Quindi, dapprima un febbrile agitarsi e le implorazioni dei creditori, poi un tumultuoso affollamento davanti al tribunale del pretore; le vendite e gli acquisti, indicati come rimedio, dettero l'effetto contrario, perché gli usurai avevano fatto incetta di tutto il denaro per comperare i campi. A causa dell'abbondante offerta di vendite, seguì il crollo del prezzo della terra; i più oberati di debiti tanto meno riuscivano a realizzare, con conseguenti dissesti di molte proprietà; e, nel tracollo patrimoniale, finivano calpestate l'onorabilità e la reputazione. Intervenne alla fine Tiberio, mettendo a disposizione, attraverso le banche, cento milioni di sesterzi e aprendo possibilità di prestiti triennali senza interessi, a patto di fornire allo stato una garanzia in beni fondiari per un valore doppio. Così tornò la fiducia e, poco a poco, si trovarono ancora dei creditori privati. Ma gli acquisti di terre non procedettero secondo le modalità previste dal senatoconsulto: come quasi sempre accade in questi casi, la rigorosa applicazione iniziale finì nell'inosservanza.