Traduzione di Paragrafo 14, Libro 6 di Tacito

Versione originale in latino


Fine anni Geminius, Celsus, Pompeius, equites Romani, cecidere coniurationis crimine; ex quis Geminius prodigentia opum ac mollitia vitae amicus Seiano, nihil ad serium. Et Iulius Celsus tribunus in vinclis laxatam catenam et circumdatam in diversum tendens suam ipse cervicem perfregit. At Rubrio Fabato, tamquam desperatis rebus Romanis Parthorum ad misericordiam fugeret, custodes additi. Sane is repertus apud fretum Siciliae retractusque per centurionem nullas probabilis causas longinquae peregrinationis adferebat: mansit tamen incolumis oblivione magis quam clementia.

Traduzione all'italiano


Accusati di cospirazione, morirono, sul finire dell'anno, i cavalieri romani Geminio, Celso e Pompeo. Di questi Geminio era stato amico di Seiano nello sperpero delle ricchezze e nei piaceri della vita, ma in niente di serio. Il tribuno Giulio Celso allentò in carcere la catena, la passò attorno al collo e se lo spezzò, tirandola nelle due direzioni opposte. Rubrio Fabato invece, sospettato di voler fuggire presso i Parti per chiedere asilo, nel timore di una catastrofe politica in Roma, venne sottoposto a vigilanza. Fatto si è che, trovato in prossimità del canale di Sicilia e ricondotto a Roma da un centurione, non seppe dare spiegazioni plausibili di un viaggio tanto lungo. Restò peraltro incolume, più per esser stato dimenticato che per un gesto di clemenza.