Traduzione di Paragrafo 12, Libro 6 di Tacito

Versione originale in latino


Relatum inde ad patres a Quintiliano tribuno plebei de libro Sibullae, quem Caninius Gallus quindecimvirum recipi inter ceteros eiusdem vatis et ea de re senatus consultum postulaverat. Quo per discessionem facto misit litteras Caesar, modice tribunum increpans ignarum antiqui moris ob iuventam. Gallo exprobrabat quod scientiae caerimoniarumque vetus incerto auctore ante sententiam collegii, non, ut adsolet, lecto per magistros aestimatoque carmine, apud infrequentem senatum egisset. Simul commonefecit, quia multa vana sub nomine celebri vulgabantur. Sanxisse Augustum quem intra diem ad praetorem urbanum deferrentur neque habere privatim liceret. Quod a maioribus quoque decretum erat post exustum sociali bello Capitolium, quaesitis Samo, Ilio, Erythris, per Africam etiam ac Siciliam et Italicas colonias carminibus Sibullae, una seu plures fuer datoque sacerdotibus negotio quantum humana ope potuissent vera discernere. Igitur tunc quoque notioni quindecimvirum is liber subicitur.

Traduzione all'italiano


Seguì la relazione, in senato, del tribuno della plebe Quintiliano intorno a un libro della Sibilla, di cui Caninio Gallo, uno dei quindecemviri, aveva chiesto l'accorpamento con gli altri della stessa profetessa e un intervento del senato in tal senso. Si procedette con un voto "per separazione". Ma pervenne un messaggio di Cesare, contenente una critica misurata al tribuno, che ignorava, per la giovane età, una antica tradizione, ma anche un duro rimprovero a Gallo, perché questi, benché da tempo esperto della materia relativa al cerimoniale, aveva messo il problema in discussione in senato in un'assemblea semideserta, quando l'autenticità del testo era ancora incerta, prima che si fosse espresso il collegio dei quindecemviri, senza aver fatto leggere e giudicare, secondo la prassi, il libro ai maestri del rito. Tiberio ricordava anche che Augusto, in seguito alla diffusione di molti testi contraffatti, attribuiti a quel nome autorevole, aveva stabilito la consegna di tali testi, entro un termine fisso, al pretore urbano e il divieto per un privato di possederli. Provvedimento analogo era stato preso dagli antichi, dopo l'incendio del Campidoglio nella guerra sociale, quando si rintracciarono le profezie della Sibilla a Samo, a Ilio, a Eritre, anche in Africa e in Sicilia e nelle colonie italiche - sia che fossero in uno o più libri - e venne affidato ai sacerdoti il compito di stabilire, nei limiti delle possibilità umane, i testi autentici. Di conseguenza anche allora quel libro venne sottoposto all'esame dei quindecemviri.