Traduzione di Paragrafo 11, Libro 6 di Tacito

Versione originale in latino


Namque antea profectis domo regibus ac mox magistratibus, ne urbs sine imperio foret in tempus deligebatur qui ius redderet ac subitis mederetur; feruntque ab Romulo Dentrem Romulium, post ab Tullo Hostilio Numam Marcium et ab Tarquinio Superbo Spurium Lucretium impositos. Dein consules mandabant; duratque simulacrum quoties ob ferias Latinas praeficitur qui consulare munus usurpet. Ceterum Augustus bellis civilibus Cilnium Maecenatem equestris ordinis cunctis apud Romam atque Italiam praeposuit: mox rerum potitus ob magnitudinem populi ac tarda legum auxilia sumpsit e consularibus qui coerceret servitia et quod civium audacia turbidum, nisi vim metuat. Primusque Messala Corvinus eam potestatem et paucos intra dies finem accepit quasi nescius exercendi; tum Taurus Statilius, quamquam provecta aetate, egregie toleravit; dein Piso viginti per annos pariter probatus publico funere ex decreto senatus celebratus est.

Traduzione all'italiano


Nel passato infatti, quando i re e più tardi i magistrati si assentavano da Roma, perché la città non restasse senza governo si sceglieva chi, di volta in volta, rendesse giustizia e fronteggiasse gli imprevisti. Si racconta che tale compito sia stato affidato da Romolo a Dentre Romulio e poi da Tullo Ostilio a Numa Marcio e da Tarquinio il Superbo a Spurio Lucrezio. In seguito furono i consoli a conferirlo, e ne resta un lontano riflesso nella scelta, in occasione delle Ferie Latine, di chi deve esercitare la funzione di console. Al tempo delle guerre civili, Augusto affidò a Cilnio Mecenate, dell'ordine equestre, l'intera amministrazione di Roma e dell'Italia. Poi, dopo la presa del potere, per la grande crescita della popolazione e la lentezza di intervento delle leggi, scelse uno degli ex consoli, delegandolo alla repressione degli schiavi e di quella parte facinorosa di cittadini che oserebbe i torbidi, ma teme la forza. Messalla Corvino fu il primo chiamato a tale incarico, ma ne fu esonerato in pochi giorni, perché incapace di esercitarlo; assolse poi egregiamente il suo compito, nonostante l'età avanzata, Tauro Statilio, e infine seguì, per vent'anni, Pisone, con altrettanto merito. Per decreto del senato, ebbe l'onore dei funerali di stato.