Traduzione di Paragrafo 1, Libro 6 di Tacito

Versione originale in latino


Cn. Domitius et Camillus Scribonianus consulatum inierant, cum Caesar tramisso quod Capreas et Surrentum interluit freto Campaniam praelegebat, ambiguus an urbem intraret, seu, quia contra destinaverat, speciem venturi simulans. Et saepe in propinqua degressus, aditis iuxta Tiberim hortis, saxa rursum et solitudinem maris repetiit pudore scelerum et libidinum quibus adeo indomitis exarserat ut more regio pubem ingenuam stupris pollueret. Nec formam tantum et decora corpora set in his modestam pueritiam, in aliis imagines maiorum incitamen tum cupidinis habebat. Tuncque primum ignota antea vocabula reperta sunt sellariorum et spintriarum ex foeditate loci ac multiplici patientia; praepositique servi qui conquirerent pertraherent, dona in promptos, minas adversum abnuentis, et si retinerent propinquus aut parens, vim raptus suaque ipsi libita velut in captos exercebant.

Traduzione all'italiano


[32 d.C.]. Il consolato di Gneo Domizio e Camillo Scriboniano era appena iniziato, quando Tiberio superò il braccio di mare tra Capri e Sorrento, per poi costeggiare la Campania, dubbioso se entrare in Roma oppure, proprio perché aveva deciso il contrario, fingendone l'intenzione. Si spinse ripetutamente nelle vicinanze, fino a toccare i suoi giardini lungo il Tevere, ma rientrò tra i suoi scogli solitari in mezzo al mare, sopraffatto dalla vergogna dei suoi delitti e delle dissolutezze, della cui incontenibile violenza era preda al punto da insozzare nello stupro, con pratica da monarca, liberi e nobili giovinetti. Eccitavano le sue voglie non solo la bellezza e la grazia fisica ma, per alcuni, il pudore infantile, per altri il ricordo della gloria degli avi. E per la prima volta allora ebbero corso vocaboli ignoti in precedenza, come "sellari" e "spintrie", dalla sconcezza delle posizioni e dalla disposizione a subire molteplici perversioni. C'erano schiavi addetti a cercarli e trascinarglieli, offrendo doni ai compiacenti e minacce a chi recalcitrava, e, di fronte alla resistenza di un parente o di un genitore, usavano la violenza del rapimento, ricorrendo a qualunque arbitrio, come contro prigionieri di guerra.

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