Traduzione di Paragrafo 8, Libro 5 di Tacito

Versione originale in latino


Relatum inde de P. Vitellio et Pomponio Secundo. Illum indices arguebant claustra aerarii, cui praefectus erat, et militarem pecuniam rebus novis obtulisse; huic a Considio praetura functo obiectabatur Aelii Galli amicitia, qui punito Seiano in hortos Pomponii quasi fidissimum ad sub sidium perfugisset. Neque aliud periclitantibus auxilii quam in fratrum constantia fuit qui vades extitere. Mox crebris prolationibus spem ac metum iuxta gravatus Vitellius petito per speciem studiorum scalpro levem ictum venis intulit vitamque aegritudine animi finivit. At Pomponius multa morum elegantia et ingenio inlustri, dum adversam fortunam aequus tolerat, Tiberio superstes fuit.

Traduzione all'italiano


Si passò a procedere contro Publio Vitellio e Pomponio Secondo. I delatori accusavano il primo di aver messo a disposizione, per il colpo di stato, le chiavi dell'erario, cui era preposto, e la cassa dell'esercito; al secondo l'ex pretore Considio imputava l'amicizia con Elio Gallo, il quale, dopo l'esecuzione di Seiano, aveva trovato rifugio nei giardini di Pomponio, come nel luogo più sicuro. In quella situazione tanto critica entrambi trovarono l'unico aiuto nel fermo sostegno dei fratelli, che si fecero garanti per loro. Ma poi Vitellio, consumatosi, in tanti rinvii, fra speranza e paura, chiesto un temperino, che avrebbe dovuto servirgli per il suo studio, si praticò una lieve incisione alle vene, finendo la vita in una depressione nervosa. Pomponio invece, uomo raffinato e di alto ingegno, affrontò la sorte contraria con serena compostezza e sopravvisse a Tiberio.