Traduzione di Paragrafo 4, Libro 5 di Tacito

Versione originale in latino


Fuit in senatu Iunius Rusticus, componendis patrum actis delectus a Caesare eoque meditationes eius introspicere creditus. Is fatali quodam motu (neque enim ante specimen constantiae dederat) seu prava sollertia, dum imminentium oblitus incerta pavet, inserere se dubitantibus ac monere consules ne relationem inciperent; disserebatque brevibus momentis summa verti: posse quandoque domus Germanici exitium paenitentiae esse seni. Simul populus effgies Agrippinae ac Neronis gerens circumsistit curiam faustisque in Caesarem ominibus falsas litteras et principe invito exitium domui eius intendi clamitat. Ita nihil triste illo die patratum. Ferebantur etiam sub nominibus consularium fictae in Seianum sententiae, exercentibus plerisque per occultum atque eo procacius libidinem ingeniorum. Unde illi ira violentior et materies criminandi: spretum dolorem principis ab senatu, descivisse populum; audiri lam et legi novas contiones, nova patrum consulta: quid reliquum nisi ut caperent ferrum et, quorum imagines pro vexillis secuti forent, duces imperatoresque deligerent?

Traduzione all'italiano


Sedeva in senato Giunio Rustico, scelto da Cesare per redigere gli atti dell'assemblea e ritenuto, pertanto, capace di interpretare i suoi più riposti pensieri. Egli, o per fatale impulso (non aveva infatti dato in precedenza prove di fermezza), o per una premura di mal calcolato effetto, che gli fece dimenticare i pericoli del presente nel timore di un avvenire incerto, si schierò con chi si mostrava perplesso e invitò i consoli a non aprire la discussione. Circostanze di scarsa importanza - sosteneva - possono rovesciare le cose più grandi, e della rovina della casa di Germanico poteva, un giorno o l'altro, pentirsi il vecchio Tiberio. Intanto una folla recante le immagini di Agrippina e di Nerone assiepava la curia e, tra espressioni di augurio per Cesare, gridava che la lettera era un falso e che contro la volontà del principe si voleva la rovina della sua famiglia. Così quel giorno non venne perpetrata alcuna tragica scelta. Circolava anche la notizia, inventata, di interventi contro Seiano attribuiti a senatori di rango consolare: così molti sfogavano, attraverso l'anonimato, ma con tanto maggiore accanimento, le represse fantasie dei loro desideri. Da qui un'ira più violenta da parte di Seiano e materia per nuove accuse; il senato - andava dicendo - non teneva conto delle sofferenze del principe, e il popolo si ribellava; già si ascoltavano e si leggevano discorsi eversivi e il senato prendeva decisioni senza precedenti; cosa restava loro da fare ormai, se non prendere le armi e scegliersi come capi e imperatori quelli, le cui immagini avevano seguito come bandiera?