Traduzione di Paragrafo 3, Libro 5 di Tacito

Versione originale in latino


Ceterum ex eo praerupta iam et urgens dominatio: nam incolumi Augusta erat adhuc perfugium, quia Tiberio inveteratum erga matrem obsequium neque Seianus audebat auctoritati parentis antire: tunc velut frenis exoluti proruperunt missaeque in Agrippinam ac Neronem litterae quas pridem adlatas et cohibitas ab Augusta credidit vulgus: haud enim multum post mortem eius recitatae sunt. Verba inerant quaesita asperitate: sed non arma, non rerum novarum studium, amores iuvenum et impudicitiam nepoti obiectabat. In nurum ne id quidem confingere ausus, adrogantiam oris et contumacem animum incusavit, magno senatus pavore ac silentio, donec pauci quis nulla ex honesto spes (et publica mala singulis in occasionem gratiae trahuntur) ut referretur postulavere, promptissimo Cotta Messalino cum atroci sententia. Sed aliis a primoribus maximeque a magistratibus trepidahatur: quippe Tiberius etsi infense invectus cetera ambigua reliquerat.

Traduzione all'italiano


Da allora il dispotismo divenne sfrenato e ossessivo; infatti, con Augusta ancora in vita, c'era una via di scampo, perché Tiberio conservava un inveterato rispetto per la madre e Seiano non osava scavalcare l'autorità di lei. Ma a questo punto, come liberi da ogni vincolo, si scatenarono, e fu inviata al senato una lettera contro Agrippina e Nerone che, stando a voci diffuse, sarebbe stata da tempo in mano ai consoli, se non l'avesse fermata Augusta: venne letta infatti poco dopo la sua morte. Conteneva parole di studiata durezza e non vi erano accenni a rivolta armata e a mire sovversive, ma si rinfacciavano al nipote amori con giovinetti e una condotta immorale. Non osando però addebitare neppure questo alla nuora, ne mise sotto accusa il linguaggio arrogante e l'altezzosità, tra il panico di un senato silenzioso, finché pochi - che nessuna speranza intravvedevano da una condotta onesta, ma che ricavavano occasione di profitto personale da una pubblica rovina - chiesero un'inchiesta formale, primo fra tutti Cotta Messalino, con un intervento spietato. Ma altri senatori, fra i più importanti, e in particolare i magistrati, esprimevano trepidante perplessità: anche se nell'attacco era apparso durissimo, Tiberio aveva lasciato tutto il resto nell'ambiguità.