Traduzione di Paragrafo 1, Libro 5 di Tacito

Versione originale in latino


Rubellio et Fufio consulibus, quorum utrique Geminus cognomentum erat, Iulia Augusta mortem obiit, aetate s extrema, nobilitatis per Claudiam familiam et adoptione Liviorum Iuliorumque clarissimae. Primum ei matrimonium et liberi fuere cum Tiberio Nerone, qui bello Perusino profugus pace inter Sex. Pompeium ac triumviros pacta in urbem rediit. Exim Caesar cupidine formae aufert marito, incertum an invitam, adeo properus ut ne spatio quidem ad enitendum dato penatibus suis gravidam induxerit. Nullam posthac subolem edidit sed sanguini Augusti per coniunctionem Agrippinae et Germanici adnexa communis pronepotes habuit. Sanctitate domus priscum ad morem, comis ultra quam antiquis feminis probatum, mater impotens, uxor facilis et cum artibus mariti, simulatione filii bene composita. Funus eius modicum, testamen tum diu inritum fuit. Iaudata est pro rostris a G. Caesare pronepote qui mox rerum potitus est.

Traduzione all'italiano


[29 d.C.]. Sotto il consolato di Rubellio e Fufio, il cui soprannome fu per entrambi Gemino, venne a morte, in tardissima età, Giulia Augusta, donna di chiarissima nobiltà perché apparteneva alla famiglia Claudia ed era stata adottata dai Livii e dai Giulii. Il primo matrimonio, con figli, la legò a Tiberio Nerone che, proscritto nel corso della guerra di Perugia, poté tornare a Roma solo a pace conclusa fra Sesto Pompeo e i triumviri. Poi Augusto, invaghitosi della sua bellezza, la tolse al marito, non sappiamo se contro il volere di lei, con tanta impazienza da condurla, senza darle il tempo di partorire, ancora incinta, nella propria casa. In seguito ella non diede alla luce altra prole, ma, congiunta al sangue d'Augusto attraverso l'unione di Agrippina e Germanico, ebbe comuni con lui i pronipoti. Irreprensibile nella vita familiare secondo gli antichi modelli, affabile più di quanto fosse consentito alle donne d'un tempo, madre dispotica e moglie indulgente, capace di adeguarsi perfettamente alle manovre del marito e alla dissimulazione del figlio. Ebbe funerali non sfarzosi e il suo testamento rimase a lungo senza esecuzione. Le recitò l'elogio funebre il pronipote Gaio Cesare, che più tardi raggiunse il potere.