Traduzione di Paragrafo 73, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Quod ubi L. Apronio inferioris Germaniae pro praetore cognitum, vexilla legionum e superiore provincia peditumque et equitum auxiliarium delectos accivit ac simul utrumque exercitum Rheno devectum Frisiis intulit, soluto iam castelli obsidio et ad sua tutanda degressis rebellibus. Igitur proxima aestuaria aggeribus et pontibus traducendo graviori agmini firmat, atque interim repertis vadis alam Canninefatem et quod peditum Germanorum inter nostros merebat circumgredi terga hostium iubet, qui iam acie compositi pellunt turmas socialis equitesque legionum subsidio missos. Tum tres leves cohortes ac rursum duae, dein tempore interiecto alarius eques immissus: satis validi si simul incubuissent, per intervallum adventantes neque constantiam addiderant turbatis et pavore fugientium auferebantur. Cethego Labeoni legato quintae legionis quod reliquum auxiliorum tradit. Atque ille dubia suorum re in anceps tractus missis nuntiis vim legionum implorabat. Prorumpunt quintani ante alios et acri pugna hoste pulso recipiunt cohortis alasque fessas vulneribus. Neque dux Romanus ultum iit aut corpora humavit, quamquam multi tribunorum praefectorumque et insignes centuriones cecidissent. Mox compertum a transfugis nongentos Romanorum apud lucum quem Baduhennae vocant pugna in posterum extracta confectos, et aliam quadringentorum manum occupata Cruptorigis quondam stipendiari villa, postquam proditio metuebatur, mutuis ictibus procubuisse.

Traduzione all'italiano


Alla notizia, il propretore della Germania inferiore, Lucio Apronio, richiamò dalla provincia superiore reparti di legionari e contingenti scelti di fanteria e cavalleria ausiliaria, fece scendere ai due eserciti congiunti il corso del Reno e li lanciò contro i Frisi. L'assedio alla fortezza era stato nel frattempo tolto, perché i ribelli s'erano portati a difendere le loro terre. Dunque Apronio consolida la più vicina zona degli estuari con argini e ponti, per far passare le truppe più pesanti. Frattanto, individuati i guadi transitabili, a un'ala di Canninefati e alla fanteria germanica inquadrata nel nostro esercito ordina di prendere alle spalle il nemico. Il quale, già schierato a battaglia, respinge gli squadroni degli alleati e la cavalleria delle legioni inviata di rincalzo. Furono allora mandate avanti tre coorti leggere e poi altre due; quindi, a poca distanza di tempo, la cavalleria delle ali. Effettivi sufficienti, se avessero esercitato, insieme, un'unica pressione; ma, nei loro assalti intervallati, non riuscivano a dare sicurezza ai soldati già travolti e si lasciavano contagiare dalla paura di chi fuggiva. Apronio affidò allora il resto delle truppe ausiliarie al legato della quinta legione Cetego Labeone. Ma si trovò anch'egli a mal partito per la critica situazione dei suoi e dovette sollecitare, con staffette, l'intervento delle legioni. Prima degli altri accorrono gli uomini della quinta e, respinto in un aspro scontro il nemico, salvano le coorti e i reparti di cavalleria stremati dalle ferite. Il comandante romano non cercò la vendetta e neppure seppellì i morti, benché fossero caduti molti tribuni e prefetti e centurioni di prim'ordine. Si seppe poi dai disertori che, in quella battaglia protrattasi fino al giorno dopo, avevano perso la vita, presso la foresta detta di Baduenna, novecento Romani e che un altro contingente di quattrocento, occupata la tenuta di Cruptorige, il quale in passato aveva militato per noi, temendo d'essere traditi, s'eran dati la morte trafiggendosi fra loro.