Traduzione di Paragrafo 70, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Sed Caesar sollemnia incipientis anni kalendis Ianuariis epistula precatus vertit in Sabinum, corruptos quosdam libertorum et petitum se arguens, ultionemque haud obscure poscebat. Nec mora quin decerneretur; et trahebatur damnatus, quantum obducta veste et adstrictis faucibus niti poterat, clamitans sic inchoari annum, has Seiano victimas cadere. Quo intendisset oculos, quo verba acciderent, fuga vastitas, deseri itinera fora. Et quidam regrediebantur ostentabantque se rursum id ipsum paventes quod timuissent. Quem enim diem vacuum poena ubi inter sacra et vota, quo tempore verbis etiam profanis abstineri mos esset, vincla et laqueus inducantur? Non imprudentem Tiberium tantam invidiam adisse: quaesitum meditatumque, ne quid impedire credatur quo minus novi magistratus, quo modo delubra et altaria, sic carcerem recludant. Secutae insuper litterae grates agentis quod hominem infensum rei publicae punivissent, adiecto trepidam sibi vitam, suspectas inimicorum insidias, nullo nominatim compellato; neque tamen dubitabatur in Neronem et Agrippinam intendi.

Traduzione all'italiano


Cesare, dopo aver espresso, in una lettera del primo di gennaio, gli auguri per il nuovo anno, passò al caso di Sabino e, accusandolo di avergli corrotto alcuni liberti e di attentargli alla vita, ne chiedeva esplicitamente il castigo. La decisione fu immediata. Condannato, veniva condotto al supplizio e, benché incappucciato dalla veste e coi nodi stretti alla gola, gridava, col fiato che poteva, che così veniva inaugurato l'anno e che queste erano le vittime sacrificate a Seiano. Dovunque volgesse gli occhi, dovunque cadessero le sue parole, si faceva il vuoto e la gente fuggiva in un deserto di strade e piazze. Alcuni poi tornavano indietro per farsi vedere, impauriti per il fatto stesso di aver nutrito timore. Quale giorno - commentavano - sarà senza supplizi se, nei giorni dei sacrifici augurali, quando la tradizione impone di astenersi perfino dai discorsi profani, si esibiscono catene e capestri? Tiberio non aveva affrontato tanto odio senza uno scopo preciso: aveva deliberatamente voluto far capire che nulla ormai tratteneva i nuovi magistrati dall'aprire, come i templi e gli altari, le porte del carcere. Tiberio fece poi seguire una lettera di ringraziamento, perché avevano punito un uomo pericoloso per lo stato, aggiungendo che la sua vita era un'ansia continua nel sospetto di attentati da parte dei suoi nemici. Non fece in modo esplicito nessun nome, eppure tutti videro un'allusione a Nerone e ad Agrippina.