Traduzione di Paragrafo 69, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Consultant quos memoravi quonam modo ea plurium auditu acciperentur. Nam loco in quem coibatur servanda solitudinis facies; et si pone foris adsisterent, metus visus, sonitus aut forte ortae suspicionis erat. Tectum inter et laquearia tres senatores haud minus turpi latebra quam detestanda fraude sese abstrudunt, foraminibus et rimis aurem admovent. Interea Latiaris repertum in publico Sabinum, velut recens cognita narraturus, domum et in cubiculum trahit praeteritaque et instantia, quorum adfatim copia, ac novos terrores cumulat. Eadem ille et s diutius, quanto maesta, ubi semel prorupere, difficilius reticentur. Properata inde accusatio missisque ad Caesarem litteris ordinem fraudis suumque ipsi dedecus narravere. Non alias magis anxia et pavens civitas, tegens adversum proximos; congressus, conloquia, notae ignotaeque aures vitari; etiam muta atque inanima, tectum et parietes circumspectabantur.

Traduzione all'italiano


Le persone sopra ricordate si consultano su come far ascoltare tali confidenze a più persone. Bisognava infatti mantenere un'apparenza di riservatezza al luogo degli incontri. Se qualcuno avesse origliato dietro le porte, c'era pericolo di uno sguardo di troppo, di un rumore o del sorgere di qualche casuale sospetto. Allora i tre senatori, acquattati fra il tetto e il soffitto, in un nascondiglio non meno ignobile del loro spregevole imbroglio, accostano l'orecchio a buchi e fessure. Intanto Laziare riesce a trovare Sabino per strada e, come se intendesse comunicargli informazioni da poco apprese, lo attira in casa e fin nella stanza, e qui parla di episodi passati e attuali, materia di inesauribile discorso, aggiungendo nuove inquietanti prospettive. Identico in Sabino lo sfogo, ma più lungo, in quanto ciò che ci affligge, una volta liberato, è più difficile da contenere. Fabbricano prontamente l'accusa con l'invio di una lettera a Cesare, contenente i particolari della trappola e la propria degradazione. Mai come allora la città fu in ansia, nel panico, costretta a difendersi anche dalle persone più intime: si evitavano incontri, colloqui e ogni orecchio, sia di conoscenti che di estranei; con sospetto si volgevano tutt'attorno gli occhi, squadrando oggetti muti e inanimati, tetti e pareti.