Traduzione di Paragrafo 68, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Iunio Silano et Silio Nerva consulibus foedum anni principium incessit tracto in carcerem inlustri equite Romano Titio Sabino ob amicitiam Germanici: neque enim omiserat coniugem liberosque eius percolere, sectator domi, comes in publico, post tot clientes unus eoque apud bonos laudatus et gravis iniquis. Hunc Latinius Latiaris, Porcius Cato, Petilius Rufus, M. Opsius praetura functi adgrediuntur, cupidine consulatus ad quem non nisi per Seianum aditus; neque Seiani voluntas nisi scelere quaerebatur. Compositum inter ipsos ut Latiaris, qui modico usu Sabinum contingebat, strueret dolum, ceteri testes adessent, deinde accusationem inciperent. Igitur Latiaris iacere fortuitos primum sermones, mox laudare constantiam quod non, ut ceteri, florentis domus amicus adflictam deseruisset; simul honora de Germanico, Agrippinam miserans, disserebat. Et postquam Sabinus, ut sunt molles in calamitate mortalium animi, effudit lacrimas, iunxit questus, audentius iam onerat Seianum, saevitiam, superbiam, spes eius; ne in Tiberium quidem convicio abstinet; iique sermones tamquam vetita miscuissent speciem artae amicitiae fecere. Ac iam ultro Sabinus quaerere Latiarem, ventitare domum, dolores suos quasi ad fidissimum deferre.

Traduzione all'italiano


[28 d.C.]. L'anno del consolato di Giunio Silano e di Silio Nerva ebbe un pessimo esordio con la traduzione in carcere dell'illustre cavaliere romano Tizio Sabino a causa della sua amicizia per Germanico. Non aveva egli cessato di onorare la moglie e i figli di Germanico, ne frequentava la casa, li accompagnava in pubblico, unico rimasto di tanti clienti, lodato perciò dai buoni e inviso ai malvagi. Lo attaccano Lucanio Laziare, Porcio Catone, Petilio Rufo, Marco Opsio, tutti ex pretori che ambivano al consolato, al quale si accedeva solo attraverso Seiano, il cui appoggio veniva cercato col delitto. Si accordarono tra loro: Laziare, contando su una sua certa dimestichezza con Sabino, avrebbe teso la trappola e gli altri avrebbero fatto da testimoni, per poi dare il via all'accusa. Laziare dunque cominciò ad attaccare generici discorsi, poi a lodare la sua fedeltà, perché, amico come gli altri della casa di Germanico al tempo della sua fortuna, non l'aveva abbandonata nel suo declino. E aggiungeva parole di alto rispetto per Germanico, commiserando Agrippina. Scoppiò allora Sabino in lacrime - tanto l'animo umano è cedevole nella sventura - e poi unì a quelli i propri lamenti, attaccando ormai scopertamente Seiano, la sua crudeltà, la sua superbia, le mire; non risparmiò pesanti giudizi neppure a Tiberio. Questa conversazione, come se si fossero scambiati confidenze proibite, creò l'illusione di un'intima amicizia. E adesso era Sabino a cercare Laziare, a frequentarne la casa e a confidargli le sue amarezze come alla persona più fidata.