Traduzione di Paragrafo 66, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Sed ut studia procerum et largitio principis adversum casus solacium tulerant, ita accusatorum maior in dies et infestior vis sine levamento grassabatur; corripueratque Varum Quintilium, divitem et Caesari propinquum, Domitius Afer, Claudiae Pulchrae matris eius condemnator, nullo mirante quad diu egens et parto nuper praemio male usus plura ad flagitia accingeretur. Publium Dolabellam socium delationis extitisse miraculo erat, quia claris maioribus et Varo conexus suam ipse nobilitatem, suum sanguinem perditum ibat. Restitit tamen senatus et opperiendum imperatorem censuit, quod unum urgentium malorum suffugium in tempus erat.

Traduzione all'italiano


Ma se l'interessamento delle maggiori personalità e le somme elargite dal principe avevano recato sollievo in quelle calamità, tanto maggiore e tanto più nefasta, e senza sollievo alcuno, si scatenava, col passare dei giorni, la furia dei delatori. Quintilio Varo, ricco e parente di Cesare, era finito nelle spire di Domizio Afro, che già ne aveva fatto condannare la madre, Claudia Pulcra. Nessuno si stupiva che costui, povero per lungo tempo, dopo lo sperpero del premio appena incassato, si accingesse ad altre, più numerose, infamie. Stupiva invece che gli si fosse affiancato nella delazione Publio Dolabella, perché, di nobile famiglia e legato a Varo trascinava alla rovina la sua stessa nobiltà e il suo sangue. Peraltro il senato fece resistenza all'accusa e decise di attendere l'imperatore, che costituiva, per il momento, l'unico scampo al premere dei mali.