Traduzione di Paragrafo 64, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Nondum ea clades exoleverat cum ignis violentia urbem ultra solitum adfecit, deusto monte Caelio; feralemque annum ferebant et ominibus adversis susceptum principi consilium absentiae, qui mos vulgo, fortuita ad culpam trahentes, ni Caesar obviam isset tribuendo pecunias ex modo detrimenti. Actaeque ei grates apud senatum ab inlustribus famaque apud populum, quia sine ambitione aut proximorum precibus ignotos etiam et ultro accitos munificentia iuverat. Adduntur sententiae ut mons Caelius in posterum Augustus appellaretur, quando cunctis circum flagrantibus sola Tiberii effigies sita in domo Iunii senatoris inviolata mansisset. Evenisse id olim Claudiae Quintae eiusque statuam vim ignium bis elapsam maiores apud aedem matris deum consecravisse. Sanctos acceptosque numinibus Claudios et augendam caerimoniam loco in quo tantum in principem honorem di ostenderint.

Traduzione all'italiano


Non s'era ancora spenta l'emozione per quella carneficina, quando un incendio, con una violenza assolutamente non comune, colpì la città, devastando il monte Celio. Si diceva che era un anno funesto e che la scelta del principe di andarsene fosse caduta sotto sinistri presagi: ma è tipico del volgo addossare a qualcuno le colpe per fatti casuali. Cesare tuttavia intervenne distribuendo denaro a seconda del danno subito. Gliene vennero ringraziamenti ufficiali in senato da parte delle personalità e simpatie tra il popolo, perché, in modo disinteressato e senza pressioni di chi gli stava vicino, aveva aiutato con la sua munificenza anche sconosciuti, da lui chiamati a partecipare a quel beneficio. Seguì, da parte di alcuni, la proposta di chiamare, per il futuro, Augusto il monte Celio, perché, nel generale rogo circostante, la sola statua di Tiberio, collocata nella casa del senatore Giunio, era rimasta intatta. La stessa cosa - si diceva - era accaduta in passato per Claudia Quinta, la cui statua, scampata per due volte alle fiamme, gli antichi avevano consacrato nel tempio della madre degli dèi; erano quindi i Claudi inviolabili e cari agli dèi, e pareva doveroso riservare un culto particolare al luogo, nel quale gli dèi avevano dato una tale dimostrazione di onore al principe.