Traduzione di Paragrafo 57, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Inter quae diu meditato prolatoque saepius consilio tandem Caesar in Campaniam, specie dedicandi templa apud Capuam Iovi, apud Nolam Augusto, sed certus procul urbe degere. Causam abscessus quamquam secutus plurimos auctorum ad Seiani artes rettuli, quia tamen caede eius patrata sex postea annos pari secreto conionxit, plerumque permoveor num ad ipsum referri verius sit, saevitiam ac libidinem cum factis promeret, locis occultantem erant qui crederent in senectute corporis quoque habitum pudori fuisse: quippe illi praegracilis et incurva proceritas, nudus capillo vertex, ulcerosa facies ac plerumque medicaminibus interstincta; et Rhodi secreto vitare coetus, recondere voluptates insuerat. Traditur etiam matris impotentia extrusum quam dominationis sociam aspernabatur neque depellere poterat, cum dominationem ipsam donum eius accepisset. Nam dubitaverat Augustus Germanicum, sororis nepotem et cunctis laudatum, rei Romanae imponere, sed precibus usoris evictus Tiberio Germanicum, sibi Tiberium adscivit. Idque Augusta exprobrabat, reposcebat.

Traduzione all'italiano


Frattanto, dopo riflessione prolungata e frequenti rinvii, Cesare si risolse a recarsi in Campania, col pretesto di dedicare un tempio a Giove in Capua e uno ad Augusto in Nola, ma ormai determinato a vivere lontano da Roma. La causa del ritiro l'ho attribuita, sulla scorta di numerose fonti, alle trame di Seiano; ma poiché, dopo aver mandato a morte Seiano, trascorse altri sei anni in quell'isolamento, sono spesso tentato di domandarmi se non sia più vicino al vero attribuire la scelta allo stesso Tiberio, preoccupato di occultare, in luoghi appartati, la crudeltà e l'esercizio arrogante del potere, che nei fatti svelava. Pensavano alcuni che, nel degrado fisico della vecchiaia, si vergognasse dell'aspetto della sua persona: alto di statura, incurvato e gracile, era calvo e col volto pustoloso e spesso spalmato di impiastri. Già al tempo del ritiro a Rodi s'era abituato a evitare le compagnie e a circondare di riserbo i suoi piaceri. Si dice anche che sia stato cacciato da Roma dal carattere dispotico della madre, che rifiutava di associare a sé nell'esercizio del potere, e perché non poteva allontanarla per altro verso, avendo proprio da lei ricevuto quel potere come dono. Infatti Augusto era stato in dubbio se affidare lo stato romano a Germanico, nipote della sorella e da tutti lodato, ma, vinto dalle insistenze della moglie, aveva fatto adottare Germanico da Tiberio e lui, Augusto, aveva adottato Tiberio. Questo gli rinfacciava Augusta e di questo gli chiedeva conto.