Traduzione di Paragrafo 56, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


At Zmymaei repetita vetustate, seu Tantalus Iove ortus illos, sive Theseus divina et ipse stirpe, sive una Amazonum condidisset, transcendere ad ea, quis maxime fidebant, in populum Romanum officiis, missa navali copia non modo externa ad bella sed quae in Italia tolerabantur; seque primos templum urbis Romae statuisse, M. Porcio consule, magnis quidem iam populi Romani rebus, nondum tamen ad summum elatis, stante adhuc Punica urbe et validis per Asiam regibus. Simul L. Sullam testem adferebant, gravissimo in discrimine exercitus ob asperitatem hiemis et penuriam vestis, cum id Zmyrnam in contionem nuntiatum foret, omnis qui adstabant detraxisse corpori tegmina nostrisque legionibus misisse. Ita rogati sententiam patres Zmyrnaeos praetulere. Censuitque Vibius Marsus ut M'. Lepido, cui ea provincia obvenerat, super numerum legaretur qui templi curam susciperet. Et quia Lepidus ipse deligere per modestiam abnuebat, Valerius Naso e praetoriis sorte missus est.

Traduzione all'italiano


Da parte loro gli abitanti di Smirne, rievocata l'antica origine - sia che a fondarla fosse stato Tantalo, figlio di Giove, sia Teseo, di stirpe anch'egli divina, sia una delle Amazzoni - passarono al tema su cui in particolare puntavano, cioè ai servizi resi al popolo romano: avevano inviato forze navali non solo per le guerre esterne, ma per quelle sofferte sul suolo d'Italia; per primi, avevano eretto un tempio alla città di Roma, all'epoca del consolato di Marco Porcio, quando la potenza del popolo romano era grande, senz'avere però toccato il vertice, e quando era ancora in piedi Cartagine e possenti i re d'Asia. Portavano, a convalida, la testimonianza di Lucio Silla: durante una difficile emergenza del suo esercito, per la rigidezza dell'inverno e la mancanza di indumenti, alla notizia recata a Smirne nel corso di un'assemblea, tutti i presenti si tolsero le vesti, per inviarle alle nostre legioni. Fu così che i senatori, interpellati, si espressero in favore di Smirne. Vibio Marso propose che a Marco Lepido, cui era toccata quella provincia, venisse assegnato un legato straordinario, responsabile della costruzione del tempio. Poiché Lepido, per modestia, si rifiutava di scegliere personalmente il collaboratore, fu inviato, dopo sorteggio fra gli ex pretori, Valerio Nasone.