Traduzione di Paragrafo 55, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Sed Caesar quo famam averteret adesse frequens senatoi legatosque Asiae ambigentis quanam in civitate templum statueretur pluris per dies audivit. Undecim urbes certabant, pari ambitione, viribus diversae. Neque multum distantia inter se memorabant de vetustate generis, studio in populum Romanum per bella Persi et Aristonici aliorumque regum. Verum Hypaepeni Trallianique Laodicenis ac Magnetibus simul tramissi ut pamum validi; ne Ilienses quidem, cum parentem urbis Romae Troiam referrent, nisi antiquitatis gloria pollebant. Paulum addubitatum quod Halicarnasii mille et ducentos per annos nullo motu terrae nutavisse sedes suas vivoque in saxo fundamenta templi adseveraverant. Pergamenos (eo ipso nitebantur) aede Augusto ibi sita satis adeptos creditum. Ephesii Milesiique, hi Apollinis, illi Dianae caerimonia occupavisse civitates visi. Ita Sardianos inter Zmyrnaeosque deliberatum. Sardiani decretum Etruriae recitavere ut consanguinei: nam Tyrrhenum Lydumque Atye rege genitos ob multitudinem divisisse gentem; Lydum patriis in terris resedisse, Tyrrheno datum novas ut conderet sedes; et ducum e nominibus indita vocabula illis per Asiam, his in Italia; auctamque adhuc Lydorum opulentiam missis in Graeciam populis cui mox a Pelope nomen. Simul litteras imperatorum et icta nobiscum foedera bello Macedonum ubertatemque fluminum suorum, temperiem caeli ac ditis circum terras memorabant.

Traduzione all'italiano


Ma Cesare, per dirottare tali dicerie, frequentò con assiduità le sedute del senato e ascoltò, per parecchi giorni, le delegazioni d'Asia, in contesa fra loro per stabilire dove edificare il tempio alla sua persona. Gareggiavano undici città, con pari ambizione ma possibilità diverse. Ricordavano, con argomenti abbastanza simili, l'antichità della stirpe e la devozione verso il popolo romano nelle guerre di Perseo, di Aristonico e di altri re. Ma le comunità di Ipepa, di Tralles, di Laodicea e di Magnesia furono tutte accantonate come troppo modeste; e anche i cittadini di Ilio, benché vantassero Troia come madre di Roma, potevano contare solo sul prestigio della loro antichità. Qualche perplessità suscitò la delegazione di Alicarnasso, quando dissero che per milleduecento anni nessun terremoto aveva fatto vacillare i loro edifici e garantirono di scavare le fondamenta del tempio nella viva roccia. Per gli abitanti di Pergamo si ritenne che loro bastasse (perché proprio di questo si facevano forti) il tempio di Augusto, là appunto eretto. Efeso e Mileto parvero già sufficientemente impegnate, la prima nel culto di Diana e la seconda in quello di Apollo. La scelta si restringeva a Sardi e Smirne. I primi lessero un decreto etrusco, come attestato di consanguineità: infatti Tirreno e Lido, figli del re Ati, avevano diviso il loro popolo, troppo numeroso; Lido rimase nel territorio dei padri e a Tirreno toccò di fondare nuove sedi; e dal nome dei capi s'eran tratti i nomi dei popoli, l'uno in Asia e l'altro in Italia; e l'opulenza dei Lidi era ancora cresciuta con l'invio di colonie in quella parte della Grecia, che prese in seguito il nome di Pelope. E rammentavano ancora dichiarazioni scritte di comandanti romani e patti stipulati con noi nel corso della guerra macedonica, nonché la ricchezza dei loro fiumi, la mitezza del clima e le fertili terre circostanti.