Traduzione di Paragrafo 52, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


At Romae commota principis domo, ut series futuri in Agrippinam exitii inciperet Claudia Pulchra sobrina eius postulatur accusante Domitio Afro. Is recens praetura, modicus dignationis et quoquo facinore properus clarescere, crimen impudicitiae, adulterum Furnium, veneficia in principem et devotiones obiectabat. Agrippina semper atrox, tum et periculo propinquae accensa, pergit ad Tiberium ac forte sacrificantem patri repperit. Quo initio invidiae non eiusdem ait mactare divo Augusto victimas et posteros eius insectari. Non in effigies mutas divinum spiritum transfusum: se imaginem veram, caelesti sanguine ortam, intellegere discrimen, suscipere sordis. Frustra Pulchram praescribi cui sola exitii causa sit quod Agrippinam stulte prorsus ad cultum delegerit oblita Sosiae ob eadem adflictae. Audita haec raram occulti pectoris vocem elicuere, correptamque Graeco versu admonuit non ideo laedi quia non regnaret. Pulchra et Furnius damnantur. Afer primoribus oratorum additus, divulgato ingenio et secuta adseveratione Caesaris qua suo iure disertum eum appellavit. Mox capessendis accusationibus aut reos tutando prosperiore eloquentiae quam morum fama fuit, nisi quod aetas extrema multum etiam eloquentiae dempsit, dum fessa mente retinet silentii impatientiam.

Traduzione all'italiano


A Roma intanto, dopo le tragedie provocate nella famiglia imperiale, per dare l'avvio alla serie di colpi miranti a rovinare Agrippina, Claudia Pulcra, cugina di lei, viene chiamata in giudizio su accusa di Domizio Afro. Questi, lasciata da poco la pretura, scarsamente stimato, ma frettoloso di affermarsi con qualunque mezzo, la incolpava di immoralità, di adulterio con Furnio e di usare filtri e sortilegi contro il principe. Agrippina, impulsiva come sempre e, allora, esasperata dai rischi incombenti sulla sua parente, si precipitò da Tiberio, trovandolo, per caso, nell'atto di compiere un sacrificio al padre. Coglie l'occasione per sfogare il suo malanimo e gli chiede se è mai possibile sacrificare contemporaneamente vittime al divo Augusto e perseguitare i suoi discendenti. Il divino spirito d'Augusto non s'era trasfuso - diceva - nelle mute effigi delle statue, e la sua vera immagine era proprio lei, nata da sangue celeste, lei che intuiva il pericolo e indossava il lutto. E un falso scopo era Pulcra, la cui unica ragione di rovina era l'aver scelto imprudentemente Agrippina come destinataria della sua devozione, senza tener presente che Sosia s'era perduta per lo stesso motivo. Al sentirsi rivolgere tali parole, Tiberio si lasciò sfuggire, per una volta, parole insolite, che il suo animo dissimulava e, afferratala per mano, l'ammonì, citando un verso greco, che non tanto ciò la offendeva, quanto il fatto di non regnare. Pulcra e Furnio vennero condannati. Afro si affermò come uno degli oratori più quotati, perché in quell'occasione aveva fatto valere il suo ingegno, ma anche grazie a una successiva affermazione di Cesare, con cui lo giudicava un oratore nato. In seguito Afro trasse, nel suo ruolo di accusatore o nelle difese di accusati, maggior fama dall'eloquenza che dalla propria moralità; senonché l'età avanzata gli tolse molto anche nell'arte oratoria, quando, all'indebolirsi della mente, non seppe rassegnarsi al silenzio.