Traduzione di Paragrafo 50, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Rebusque turbatis malum extremum discordia accessit, his deditionem aliis mortem et mutuos inter se ictus parantibus; et erant qui non inultum exitium sed eruptionem suaderent. Neque ignobiles tantum his diversi sententiis, verum e ducibus Dinis, provectus senecta et longo usu vim atque clementiam Romanam edoctus, ponenda arma, unum adflictis id remedium disserebat, primusque secum coniuge et liberis victori permisit: secuti aetate aut sexu imbecilli et quibus maior vitae quam gloriae cupido. At iuventus Tarsam inter et Turesim distrahebatur. Utrique destinatum cum libertate occidere, sed Tarsa properum finem, abrumpendas pariter spes ac metus clamitans, dedit exemplum demisso in pectus ferro; nec defuere qui eodem modo oppeterent. Turesis sua cum manu noctem opperitur haud nescio duce nostro. Igitur firmatae stationes densioribus globis; et ingruebat nox nimbo atrox, hostisque clamore turbido, modo per vastum silentium, incertos obsessores effecerat, cum Sabinus circumire, hortari, ne ad ambigua sonitus aut simulationem quietis casum insidiantibus aperirent, sed sua quisque munia servarent immoti telisque non in falsum iactis.

Traduzione all'italiano


Nella gravità della situazione, s'aggiunse, ultima sventura, la discordia, poiché alcuni proponevano la resa, altri di darsi la morte, colpendosi l'un l'altro; e c'era chi non accettava una morte invendicata, ma chiedeva una sortita. Non solo la massa era divisa sulle scelte possibili, ma, fra i capi, Dini, un anziano combattente, che aveva potuto sperimentare nei fatti la forza e anche la clemenza di Roma, spiegava che l'unica via d'uscita a quella situazione disperata era deporre le armi, e per primo si arrese al vincitore con la moglie e i figli. Lo seguirono i più deboli per età o per sesso e quelli cui era cara la vita più della gloria. I giovani invece erano combattuti fra Tarsa e Turesi, risoluti entrambi a morire per la libertà. Ma Tarsa proclamava una fine rapida, che troncasse d'un colpo speranze e paure, e diede l'esempio conficcandosi la spada nel petto. Altri lo imitarono. Turesi attende, coi suoi uomini, la notte. Ma il nostro generale lo seppe e moltiplicò gli uomini nei corpi di guardia. Calava la notte in una spaventosa bufera e ora le grida scomposte del nemico ora profondi silenzi disorientavano gli assedianti. Ma Sabino passava tra i soldati a far loro coraggio: non dovevano offrire il destro agli agguati nemici, facendosi distrarre da rumori ingannevoli o da una falsa quiete; ciascuno doveva invece stare fermo al suo posto e lanciare i dardi solo a colpo sicuro.