Traduzione di Paragrafo 47, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


At Sabinus, donec exercitus in unum conduceret, datis mitibus responsis, postquam Pomponius Labeo e Moesia cum legione, rex Rhoemetalces cum auxiliis popularium qui fidem non mutaverant, venere, addita praesenti copia ad hostem pergit, compositum iam per angustias saltuum. Quidam audentius apertis in collibus visebantur, quos dux Romanus acie suggressus haud aegre pepulit sanguine barbarorum modico ob propinqua suffugia. Mox castris in loco communitis valida manu montem occupat angustum et aequali dorso continuum usque ad proximum castellum quod magna vis armata aut incondita tuebatur. Simul in ferocissimos, qui ante vallum more gentis cum carminibus et tripudiis persultabant, mittit delectos sagittariorum. Ii dum eminus grassabantur crebra et inulta vulnera fecere: propius incedentes eruptione subita turbati sunt receptique subsidio Sugambrae cohortis, quam Romanus promptam ad pericula nec minus cantuum et armorum tumultu trucem haud procul instruxerat.

Traduzione all'italiano


Sabino rispose in tono conciliante, per guadagnare tempo e concentrare le sue forze. All'arrivo poi di Pomponio Labeone, dalla Mesia, con una legione e di Remetalce con gli aiuti dei sudditi rimastigli fedeli, aggregando anche i soldati di cui disponeva, muove contro il nemico, già appostato tra le gole dei monti. Alcuni, più audaci, si mostravano allo scoperto sulle alture. Il comandante romano si fece sotto e non ebbe difficoltà a respingerli, ma con perdite esigue tra i barbari, che disponevano di rifugi vicini. Trincerandosi poi sul posto, con forze consistenti, occupa la dorsale di un monte, che era stretta e si stendeva in piano fino alla fortezza più vicina, difesa da una massa di nemici, più o meno armata. E intanto provvede all'invio di arcieri scelti contro i più spavaldi, che si esibivano, secondo il loro rituale, in canti e danze guerresche, davanti alle difese. Gli arcieri, finché tiravano da lontano, colpivano con frequenza e senza subire perdite, ma, quando si avvicinarono di più, vennero travolti da un'improvvisa sortita e poterono rientrare per l'intervento di una coorte di Sigambri, che Sabino aveva dislocato lì presso, pronta all'emergenza e non meno terrificante per lo strepito dei canti e delle armi.