Traduzione di Paragrafo 44, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Obiere eo anno viri nobiles Cn. Lentulus et L. Domitius. Lentulo super consulatum et triumphalia de Getis gloriae fuerat bene tolerata paupertas, dein magnae opes innocenter partae et modeste habitae. Domitium decoravit pater civili bello maris potens, donec Antonii partibus, mox Caesaris misceretur. Avus Pharsalica acie pro optumatibus ceciderat. Ipse delectus cui minor Antonia, Octavia genita, in matrimonium daretur, post exercitu flumen Albim transcendit, longius penetrata Germania quam quisquam priorum, easque ob res insignia triumphi adeptus est. Obiit et L. Antonius, multa claritudine generis sed improspera. Nam patre eius Iullo Antonio ob adulterium Iuliae morte punito hunc admodum adulescentulum, sororis nepotem, seposuit Augustus in civitatem Massiliensem ubi specie studiorum nomen exilii tegeretur. Habitus tamen supremis honor ossaque tumulo Octaviorum inlata per decretum senatus.

Traduzione all'italiano


Morirono, in quell'anno, Gneo Lentulo e Lucio Domizio, membri della nobiltà. Oltre al consolato e alle insegne trionfali sui Geti, Lentulo aveva avuto il merito di affrontare dignitosamente la povertà e, in seguito, d'aver percepito, in modo onesto, grandi ricchezze e d'averle possedute senza esibizioni. A Domizio diede lustro il padre, dominatore del mare nel corso della guerra civile, finché non si pose a fianco di Antonio e, dopo ancora, di Ottaviano. Il nonno era caduto nella battaglia di Farsalo in difesa degli ottimati. Quanto a lui, scelto per ricevere in matrimonio Antonia minore, figlia di Ottavia, oltrepassò in seguito l'Elba con un esercito e penetrò nella Germania, addentrandosi più di chiunque altro prima, e per questo ottenne le insegne del trionfo. Venne a morte anche Lucio Antonio, di famiglia notissima ma sventurata. Infatti, dopo la punizione del padre, Iullo Antonio, condannato a morte per l'adulterio con Giulia, Augusto allontanò il nipote della sorella, ancor giovane, a Marsiglia, dove, col pretesto degli studi, veniva dissimulata la sua condizione di esule. Furono però resi gli ultimi onori alla sua salma e, per decreto del senato, le sue ossa vennero deposte nel sepolcro degli Ottavii.