Traduzione di Paragrafo 42, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Ac forte habita per illos dies de Votieno Montano, celebris ingenii viro, cognitio cunctantem iam Tiberium perpulit ut vitandos crederet patrum coetus vocesque quae plerumque verae et graves coram ingerebantur. Nam postulato Votieno ob contumelias in Caesarem dictas, testis Aemilius e militaribus viris, dum studio probandi cuncta refert et quamquam inter obstrepentis magna adseveratione nititur, audivit Tiberius probra quis per occuitum lacerabatur, adeoque perculsus est ut se vel statim vel in cognitione purgaturum clamitaret precibusque proximorum, adulatione omnium aegre componeret animum. Et Votienus quidem maiestatis poenis adfectus est: Caesar obiectam sibi adversus reos inclementiam eo pervicacius amplexus, Aquiliam adulterii delatam cum Vario Ligure, quamquam Lentulus Gaetulicus consul designatus lege Iulia damnasset, exilio punivit Apidiumque Merulam quod in acta divi Augusti non iuraverat albo senatorio erasit.

Traduzione all'italiano


Per puro caso, proprio in quei giorni, l'inchiesta a carico di Vozieno Montano, un uomo di grande talento, convinse Tiberio, già esitante, a credere che fosse opportuno evitare le riunioni in senato e le dure verità spesso rovesciategli in faccia. Vozieno infatti era accusato di aver pronunciato espressioni offensive contro Cesare, ed Emilio, ch'era un soldato, nella sua ansia di fornire le prove in qualità di testimone, riferiva tutte le espressioni incriminate e proseguì, pur in mezzo ai clamori, nel suo inarrestabile slancio. Così a Tiberio toccò udire le sconcezze con cui lo bollavano, e ne fu colpito al punto da mettersi a gridare che si sarebbe giustificato subito o nel corso dell'istruttoria, riuscendo a calmarsi, a stento, solo per le preghiere dei vicini e l'adulazione di tutti. Vozieno fu, ovviamente, condannato per lesa maestà. E Tiberio, con maggiore accanimento, scelse di assumere quella rigida durezza contro gli imputati, che gli veniva appunto addebitata: Aquilia, denunciata per adulterio con Vario Ligure, benché il console designato Lentulo Getulico proponesse la pena in base alla legge Giulia, Tiberio la volle condannata all'esilio, e cancellò dall'albo senatorio Apidio Merula, perché non aveva giurato sugli atti del divo Augusto.