Traduzione di Paragrafo 40, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Ad ea Tiberius laudata pietate Seiani suisque in eum beneficiis modice percursis, cum tempus tamquam ad integram consultationem petivisset, adiunxit: ceteris mortalibus in eo stare consilia quid sibi conducere putent; principum diversam esse sortem quibus praecipua rerum ad famam derigenda. Ideo se non illuc decurrere, quod promptum rescriptu, posse ipsam Liviam statuere, nubendum post Drusum an in penatibus isdem tolerandum haberet; esse illi matrem et aviam, propiora consilia. Simplicius acturum, de inimicitiis primum Agrippinae, quas longe acrius arsuras si matrimonium Liviae velut in partis domum Caesarum distraxisset. Sic quoque erumpere aemulationem feminarum, eaque discordia nepotes suos convelli: quid si intendatur certamen tali coniugio? 'Falleris enim, Seiane, si te mansurum in eodem ordine putas, et Liviam, quae G. Caesari, mox Druso nupta fuerit, ea mente acturam ut cum equite Romano senescat. Ego ut sinam, credisne passuros qui fratrem eius, qui patrem maioresque nostros in summis imperiis videre? Vis tu quidem istum intra locum sistere: sed illi magistratus et primores, qui te invitum perrumpunt omnibusque de rebus consulunt, excessisse iam pridem equestre fastigium longeque antisse patris mei amicitias non occulti ferunt perque invidiam tui me quoque incusant. At enim Augustus filiam suam equiti Romano tradere meditatus est. Mirum hercule, si cum in omnis curas distraheretur immensumque attolli provideret quem coniunctione tali super alios extulisset, C. Proculeium et quosdam in sermonibus habuit insigni tranquillitate vitae, nullis rei publicae negotiis permixtos. Sed si dubitatione Augusti movemur, quanto validius est quod Marco Agrippae, mox mihi conlocavit? Atque ego haec pro amicitia non occultavi: ceterum neque tuis neque Liviae destinatis adversabor. Ipse quid intra animum volutaverim, quibus adhuc necessitudinibus immiscere te mihi parem, omittam ad praesens referre: id tantum aperiam, nihil esse tam excelsum quod non virtutes istae tuusque in me animus mereantur, datoque tempore vel in senatu s vel in contione non reticebo.'

Traduzione all'italiano


Nella risposta Tiberio lodò la devozione di Seiano, accennò con garbo ai benefici in suo favore e chiese tempo per una approfondita riflessione. Aggiunse poi alcune considerazioni: per gli altri uomini il criterio della scelta è l'utilità personale; ben diverso invece il destino dei principi, i cui atti fondamentali devono essere rivolti a conseguire la fama. Non era perciò il caso di soffermarsi sulla considerazione, come sarebbe stato facile ribattere, che Livia poteva benissimo stabilire da sola se avere, dopo Druso, un altro marito o se, invece, accettare di vivere nella sua casa di un tempo: aveva una madre e una nonna per consigli e confidenze più intime. E intendeva parlare con una certa franchezza anzitutto sulle ostilità di Agrippina, che sarebbero divampate assai più violente, se il matrimonio di Livia avesse spezzato per così dire in due partiti la casa dei Cesari. Già così erompeva la rivalità fra le due donne e di tale discordia erano vittime i suoi nipoti. Cosa aspettarsi, se, con tale matrimonio, la contesa si fosse inasprita? "Sbagli infatti, Seiano, se pensi di restare nel tuo rango e che Livia, un tempo consorte di Gaio Cesare e poi di Druso, possa rassegnarsi a invecchiare al fianco di un cavaliere romano. Potrei consentirlo io, ma credi che lo accetteranno quanti hanno visto nelle più alte cariche dell'impero il fratello di lei, il padre, i nostri antenati? Dici di voler rimanere al tuo posto: ma quei magistrati e quei cittadini d'alto rango che, contro tua voglia, forzano il tuo riserbo per consultarti su ogni problema, dichiarano apertamente che già da tempo hai superato il livello di cavaliere e stai ben oltre gli amici di mio padre e, insofferenti della tua posizione, accusano anche me. Certo Augusto ebbe l'idea di dare sua figlia a un cavaliere romano. E davvero sorprende che, assillato da ogni tipo di problemi, e pur prevedendo l'altissimo prestigio assegnato a chi avesse messo al di sopra degli altri con tale matrimonio, abbia potuto parlare di un Gaio Proculeio e di altri noti per la loro vita riservata e per la loro estraneità alla vita politica. Ma se ci colpisce questa incertezza di Augusto, quanto maggior peso ha il fatto che abbia dato in moglie la figlia prima a Marco Agrippa e poi a me! Sono considerazioni, queste, che ho voluto esprimerti in nome dell'amicizia; tuttavia non sarò io ad avversare i propositi tuoi e di Livia. Preferisco tacere per il momento quale progetto accarezzo nella mia mente e con quali vincoli penso di legarti a me: solo in questo sarò esplicito, che non vi è nulla di tanto eccelso che le tue capacità e il tuo atteggiamento verso di me non meritino. A suo tempo parlerò o in senato o davanti al popolo".