Traduzione di Paragrafo 39, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


At Seianus nimia fortuna socors et muliebri insuper cupidine incensus, promissum matrimonium flagitante Livia, componit ad Caesarem codicillos: moris quippe tum erat quamquam praesentem scripto adire. Eius talis forma fuit: benevolentia patris Augusti et mox plurimis Tiberii iudiciis ita insuevisse ut spes votaque sua non prius ad deos quam ad principum auris conferret. Neque fulgorem honorum umquam precatum: excubias ac labores ut unum e militibus pro incolumitate imperatoris malle. Ac tamen quod pulcherrimum adeptum, ut coninuctione Caesaris dignus crederetur: hinc initium spei. Et quoniam audiverit Augustum in conlocanda filia non nihil etiam de equitibus Romanis consultavisse, ita, si maritus Liviae quaereretur, haberet in animo amicum sola necessitudinis gloria usurum. Non enim exuere imposita munia: satis aestimare firmari domum adversum iniquas Agrippinae offensiones, idque liberorum causa; nam sibi multum superque vitae fore, quod tali cum principe explevisset.

Traduzione all'italiano


Seiano intanto, inebriato dall'eccessiva fortuna e per di più pressato dalle appassionate richieste di una donna, perché Livia insisteva per il matrimonio promesso, indirizzò una petizione a Cesare: era allora pratica corrente porre la richiesta per iscritto al principe, anche se presente. Ed ecco il tenore dello scritto: la benevolenza di suo padre Augusto e poi i molteplici apprezzamenti di Tiberio lo avevano abituato a confidare speranze e desideri non agli dèi prima che al principe. Non aveva mai chiesto per sé lo splendore di alte cariche; preferiva veglie e fatiche, soldato tra i soldati, per l'incolumità del suo imperatore. Pure gli era toccato il più bello degli onori, l'essere ritenuto degno di imparentarsi con Cesare. Da qui nasceva la sua speranza. E poiché aveva saputo che Augusto, per le nozze della figlia, aveva pensato anche a cavalieri romani, allora, quando cercasse un marito per Livia, non si dimenticasse di un amico, cui bastava la sola gloria di un legame di parentela. Non intendeva infatti esimersi dai doveri assegnatigli: gli bastava pensare che la casa del principe fosse al sicuro dai malevoli attacchi di Agrippina, e ciò nell'interesse dei suoi figli. Quanto a sé, la vita gli sarebbe più che bastata, pur di passarla accanto a un simile principe.