Traduzione di Paragrafo 36, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Ceterum postulandis reis tam continuus annus fuit ut feriarum Latinarum diebus praefectum urbis Drusum, auspicandi gratia tribunal ingressum, adierit Calpumius Salvianus in Sextum Marium: quod a Caesare palam in crepitum causa exilii Salviano fuit. Obiecta publice Cyzicenis incuria caerimoniarum divi Augusti, additis violentiae criminibus adversum civis Romanos. Et amisere libertatem, quam bello Mithridatis meruerant, circumsessi nec minus sua constantia quam praesidio Luculli pulso rege. At Fonteius Capito, qui pro consule Asiam curaverat, absolvitur, comperto ficta in eum crimina per Vibium Serenum. Neque tamen id Sereno noxae fuit, quem odium publicum tutiorem faciebat. Nam ut quis destrictior accusator, velut sacrosanctus erat: leves ignobiles poenis adficiebantur.

Traduzione all'italiano


Quell'anno del resto vide un tale incessante seguito di denunce che, nei giorni delle Ferie Latine, Calpurnio Salviano avvicinò il prefetto della città Druso, mentre saliva sulla tribuna, durante il rito di inaugurazione, e solo per presentare una denuncia contro Sesto Mario. Il gesto, apertamente deplorato da Cesare, causò l'esilio a Salviano. Gli abitanti di Cizico subirono il pubblico addebito di aver trascurato le cerimonie in onore del divo Augusto e di aver inoltre esercitato violenze contro cittadini romani. Perdettero così quella libertà che s'erano meritati nella guerra contro Mitridate, quando, assediati, avevano respinto il re grazie alla loro decisa resistenza non meno che all'aiuto di Lucullo. Fronteio Capitone, invece, che aveva amministrato l'Asia come proconsole, fu assolto, perché si erano dimostrate false le accuse mossegli da Vibio Sereno. Né tuttavia ebbe a subirne le conseguenze Sereno, che proprio l'odio di tutti rendeva impunito. Infatti più era determinato il delatore, più risultava, per così dire, inviolabile. La pena toccava solo agli insicuri e ai poco noti.