Traduzione di Paragrafo 30, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Dictis dein sententiis ut Serenus more maiorum puniretur, quo molliret invidiam, intercessit. Gallus Asinius cum Gyaro aut Donusa claudendum censeret, id quoque aspernatus est, egenam aquae utramque insulam referens dandosque vitae usus cui vita concederetur. Ita Serenus Amorgum reportatur. Et quia Cornutus sua manu ceciderat, actum de praemiis accusatorum abolendis, si quis maiestatis postulatus ante perfectum iudicium se ipse vita privavisset. Ibaturque in eam sententiam ni durius contraque morem suum palam pro accusatoribus Caesar inritas leges, rem publicam in praecipiti conquestus esset: subverterent potius iura quam custodes eorum amoverent. Sic delatores, genus hominum publico exitio repertum et ne, poenis quidem umquam satis coercitum, per praemia eliciebatur.

Traduzione all'italiano


Alle proposte avanzate di punire Sereno secondo la maniera degli avi, Tiberio si oppose per attenuare il discredito nei propri confronti. E quando Asinio Gallo suggerì il confino nell'isola di Giaro o di Donusa, disapprovò ancora, con l'argomento che le due isole erano senza acqua e che non si poteva non dare la possibilità di vivere a chi era stata risparmiata la vita. Così Sereno viene ricondotto ad Amorgo. E, poiché Cornuto si era ucciso, si discusse sull'abolizione dei premi ai delatori, quando l'accusato di lesa maestà si fosse tolto la vita prima della conclusione del processo. La proposta sarebbe passata, se Cesare, opponendosi con insolita durezza a esplicita difesa dei delatori, non avesse lamentato che così si vanificavano le leggi, affossando lo stato: meglio sovvertire allora il diritto che togliere di mezzo i suoi custodi. Così i delatori, razza di uomini inventata per la pubblica rovina, non abbastanza tenuti a freno neppure dalle pene, venivano ora incoraggiati con la prospettiva dei premi.