Traduzione di Paragrafo 27, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Eadem aestate mota per Italiam servilis belli semina fors oppressit. Auctor tumultus T. Curtisius, quondam praetoriae cohortis miles, primo coetibus clandestinis apud Brundisium et circumiecta oppida, mox positis propalam libellis ad libertatem vocabat agrestia per longinquos saltus et ferocia servitia, cum velut munere deum tres biremes adpulere ad usus commeantium illo mari. Et erat isdem regionibus Cutius Lupus quaestor, cui provincia vetere ex more calles evenerant: is disposita classiariomm copia coeptantem cum maxime coniurationem disiecit. Missusque a Caesare propere Staius tribunus cum valida manu ducem ipsum et proximos audacia in urbem traxit, lam trepidam ob multitudinem familiarum quae gliscebat immensum, minore in dies plebe ingenua.

Traduzione all'italiano


In quella stessa estate, solo il caso annientò i germi, già sparsi in Italia, di una guerra servile. Ad organizzare la rivolta fu Tito Curtisio, un tempo soldato di una coorte pretoria, il quale, dapprima con riunioni clandestine presso Brindisi e nei borghi circostanti, poi con pubblici proclami chiamava alla libertà gli schiavi impiegati nei campi e nei pascoli di quel vasto territorio, gente dura e decisa. Ma, quasi per grazia degli dèi, approdarono tre biremi, impiegate a protezione del commercio su quel mare. Sempre in quelle regioni si trovava il questore Curzio Lupo, cui, secondo un antico costume, era toccata la giurisdizione sulle vie di comunicazione. Costui, fatti intervenire quei reparti di marina, stroncò la sedizione proprio quando stava per scoppiare. E il tribuno Staio, inviato in tutta fretta da Cesare con effettivi consistenti, trascinò il capo e gli organizzatori più audaci a Roma, già allarmata per la massa degli schiavi in vistosa crescita, mentre la popolazione libera diminuiva di giorno in giorno.