Traduzione di Paragrafo 26, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Dolabellae petenti abnuit triumphalia Tiberius, Seiano tribuens, ne Blaesi avunculi eius laus obsolesceret. Sed neque Blaesus ideo inlustrior et huic negatus honor gloriam intendit: quippe minore exercitu insignis captivos, caedem ducis bellique confecti famam deportarat. Sequebantur et Garamantum legati, raro in urbe visi, quos Tacfarinate caeso perculsa gens set culpae nescia ad satis faciendum populo Romano miserat. Cognitis dehinc Ptolemaei per id bellum studiis repetitus ex vetusto more honos missusque e senatoribus qui scipionem eburnum, togam pictam, antiqua patrum munera, daret regemque et socium atque amicum appellaret.

Traduzione all'italiano


A Dolabella, che chiedeva le insegne trionfali, Tiberio oppose un rifiuto per compiacere a Seiano, perché non fosse oscurata la gloria di suo zio Bleso. Non per questo, però, Bleso divenne più illustre, mentre l'onore negato accrebbe la gloria di Dolabella: perché, pur con un esercito meno consistente, si era assicurato, oltre a prigionieri importanti e alla morte del capo, la fama di aver concluso la guerra. Lo seguiva anche una legazione di Garamanti - raro spettacolo per Roma - inviata da quella gente, impressionata per la morte di Tacfarinate e conscia dei propri torti, per dare soddisfazione al popolo romano. Accertato poi l'impegno di Tolomeo in quella guerra, si ripristinò per lui un onore d'altri tempi: un senatore fu appositamente inviato per consegnargli uno scettro d'avorio e una toga ricamata, come tradizionali doni del senato, e salutarlo col nome di re, di alleato e di amico.