Traduzione di Paragrafo 25, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Nec multo post adfertur Numidas apud castellum semirutum, ab ipsis quondam incensum, cui nomen Auzea, positis mapalibus consedisse, fisos loco quia vastis circum saltibus claudebatur. Tum expeditae cohortes alaeque quam in partem ducerentur ignarae cito agmine rapiuntur. Simulque coeptus dies et concentu tubarum ac truci clamore aderant semisomnos in barbaros, pracpeditis Numidarum equis aut diversos pastus pererrantibus. Ab Romanis confertus pedes, dispositae turmae, cuncta proelio provisa: hostibus contra omnium nesciis non arma, non ordo, non consilium, sed pecorum modo trahi occidi capi. Infensus miles memoria laborum et adversum eludentis optatae totiens pugnae se quisque ultione et sanguine explebant. Differtur per manipulos, Tacfarinatem omnes notum tot proeliis consectentur: non nisi duce interfecto requiem belli fore. At ille deiectis circum stipatoribus vinctoque iam filio et effusis undique Romanis ruendo in tela captivitatem haud inulta morte effugit; isque finis armis impositus.

Traduzione all'italiano


Di lì a poco giunge la notizia che i Numidi si erano attendati presso una fortezza diroccata e da loro stessi incendiata in passato, di nome Auzea, fidando sulla natura del luogo, cinto da vaste zone boscose. Vengono rapidamente inviate coorti leggere e reparti di cavalleria, ignari della destinazione. Spuntava il giorno quando, tra squilli di tromba e grida d'assalto, furono addosso ai Numidi mezzo assonnati, mentre i loro cavalli erano ancora legati o sparsi al pascolo. Dalla parte dei Romani stavano i fanti in ranghi serrati e gli squadroni spiegati, insomma tutto era preordinato allo scontro; i nemici, invece, sorpresi, senza armi, in disordine e privi di un piano, furono travolti, massacrati, presi, come bestie. I soldati romani, esasperati dal ricordo delle fatiche, si saziavano di vendetta e di sangue su uomini che avevano eluso lo scontro tanto atteso. Di manipolo in manipolo, passa l'ordine, per tutti, di dare la caccia a Tacfarinate, ben noto dopo tanti scontri: la guerra sarebbe cessata solo con la morte del capo. Ma questi, vista la sua scorta abbattuta, il figlio già in catene e i Romani padroni ovunque del campo, si lanciò sui nemici, sfuggendo alla cattura con una morte non invendicata. Così fu posto termine alla guerra.