Traduzione di Paragrafo 23, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Is demum annus populum Pomanum longo adversum Numidam Tacfarinatem beilo absolvit. Nam priores duces, ubi impetrando triumphalium insigni sufficere res suas crediderant, hostem omittebant; iamque tres laureatae in urbe statuae et adhuc raptabat Africam Tacfarinas, auctus Maurorum auxiliis qui, Ptolemaeo Iubae filio inventa incurioso, libertos regios et servilia imperia bello mutaverant. Erat illi praedarum receptor ac socius populandi rex Garamantum, non ut cum exercitu incederet, sed missis levibus copiis quae ex longinquo in maius audiebantur; ipsaque e provincia ut quis fortunae inops, moribus turbidus, promptius ruebant, quia Caesar post res a Blaeso gestas quasi nullis iam in Africa hostibus reportari nonam legionem iusserat, nec pro consule eius anni P. Dolabella retinere ausus erat iussa principis magis quam incerta belli metuens.

Traduzione all'italiano


Quell'anno liberò finalmente il popolo romano da una lunga guerra contro il numida Tacfarinate. Infatti i precedenti comandanti, quando valutavano che le loro imprese fossero sufficienti per ottenere le insegne trionfali, lasciavano perdere il nemico. E già c'erano in Roma tre statue coronate d'alloro, mentre ancora Tacfarinate saccheggiava l'Africa, beneficiando dell'aiuto dei Mauri, i quali, per la giovanile disattenzione ai suoi compiti di Tolomeo, figlio di Giuba, avevano preferito la guerra alle pratiche dispotiche dei liberti e dei servi del re. Affiancava Tacfarinate, come ricettatore della preda e compagno nelle scorrerie, il re dei Garamanti, senza però avanzare col suo esercito, bensì inviando truppe armate alla leggera che, data la distanza, si favoleggiavano più numerose. Dalla stessa provincia romana i diseredati e i turbolenti vi accorrevano con slancio, perché Cesare, dopo le operazioni di Bleso, come se in Africa non esistesse più un nemico, aveva ordinato il rientro della nona legione, e il proconsole di quell'anno Publio Dolabella non aveva osato trattenerla, avendo da temere più gli ordini del principe che gli imprevisti della guerra.