Traduzione di Paragrafo 22, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Per idem tempus Plautius Silvanus praetor incertis causis Aproniam coniugem in praeceps iecit, tractusque ad Caesarem ab L. Apronio socero turbata mente respondit, tamquam ipse somno gravis atque eo ignarus, et uxor sponte mortem sumpsisset. Non cunctanter Tiberius pergit in domum, visit cubiculum, in quo reluctantis et impulsae vestigia cernebantur. Refert ad senatum, datisque iudicibus Vrgulania Silvani avia pugionem nepoti misit. Quod perinde creditum quasi principis monitu ob amicitiam Augustae cum Vrgulania. Reus frustra temptato ferro venas praebuit exolvendas. Mox Numantina, prior uxor eius, accusata iniecisse carminibus et veneficiis vaecordiam marito, insons iudicatur.

Traduzione all'italiano


In quello stesso periodo il pretore Plauzio Silvano, per motivi rimasti sconosciuti, gettò la moglie Apronia dalla finestra e, trascinato davanti a Cesare dal suocero Lucio Apronio, diede risposte poco lucide, facendo credere che era addormentato in un sonno profondo, e quindi inconsapevole, e che la moglie si era suicidata. Senza perdere tempo Tiberio si recò a casa di Plauzio, esaminò la camera da letto, in cui apparivano tracce di resistenza e di violenza. Presenta un rapporto in senato e si nominano dei giudici. Urgulania allora, nonna di Silvano, mandò al nipote un pugnale, gesto che si pensò suggerito dall'imperatore, per l'amicizia di Augusta verso Urgulania. L'imputato, dopo vani tentativi di colpirsi con l'arma, si fece tagliare le vene. In seguito venne accertata l'innocenza di Numantina, sua prima moglie, accusata di avere sconvolto la mente del marito con incantesimi e filtri magici.