Traduzione di Paragrafo 21, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Actum dehinc de Calpurnio Pisone, nobili ac feroci viro. Is namque, ut rettuli, cessurum se urbe ob factines accusatorum in senatu clamitaverat et spreta potentia Augustae trahere in ius Vrgulaniam domoque principis excire ausus erat. Quae in praesens Tiberius civiliter habuit: sed in animo revolvente iras, etiam si impetus offensionis languerat, memoria valebat. Pisonem Q. Granius secreti sermonis incusavit adversum maiestatem habiti, adiecitque in domo eius venenum esse eumque gladio accinctum introire curiam. Quod ut atrocius vero tramissum; ceterorum, quae multa cumulabantur, receptus est reus neque peractus ob mortem opportunam. Relatum et de Cassio Severo exule, qui sordidae originis, maleficae vitae, sed orandi validus, per immodicas inimicitias ut iudicio iurati senatus Cretam amoveretur effecerat; atque illic eadem actitando recentia veteraque odia advertit, bonisque exutus, interdicto igni atque aqua, saxo Seripho consenuit.

Traduzione all'italiano


Ci si occupò poi di Calpurnio Pisone, uomo nobile e fiero. Costui infatti, come già riferito, si era messo a gridare, in senato, la sua intenzione di allontanarsi da Roma per i colpi di mano dei delatori e, senza soggezione alcuna per la potenza di Augusta, aveva osato trascinare in giudizio Urgulania, snidandola dal palazzo imperiale. Sul momento Tiberio reagì in modi civili, ma nel suo animo rancoroso, anche se la reazione all'affronto aveva tardato, il ricordo perdurava. Quinto Granio accusò Pisone di aver espresso, in colloqui riservati, parole contro la maestà dell'imperatore e aggiunse che nella sua casa c'era del veleno e che si recava in curia armato. Quest'ultima accusa cadde per la sua inverosimile gravità; per le altre - il cumulo intanto aumentava - subì l'imputazione, ma non si giunse al processo per la sua morte tempestiva. Si trattò anche il caso dell'esule Cassio Severo, di umili origini, dalla vita tutt'altro che limpida, ma dotato di forte vigore oratorio, il quale aveva finito, in seguito alle radicali inimicizie che si era creato, per farsi mandare in esilio a Creta, con un decreto giurato del senato. Ma anche là, con la sua solita condotta, si rovesciò addosso odi antichi e recenti, finché, spogliato di ogni avere e bandito definitivamente, trascinò la sua vecchiaia sugli scogli di Serifo.