Traduzione di Paragrafo 16, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Sub idem tempus de flamine Diali in locum Servi Maluginensis defuncti legendo, simul roganda nova lege disseruit Caesar. Nam patricios confarrc atis parentibus genitos tres simul nominari, ex quis unus legeretur, vetusto more; neque adesse, ut olim, eam copiam, omissa confarreandi adsuetudine aut inter paucos retenta (pluresque eius rei causas adferebat, potissimam penes incuriam virorum feminarumque; accedere ipsius caerimoniae difltcultates quae consulto vitarentur) et quoniam exiret e iure patrio qui id flamonium apisceretur quaeque in manum flaminis conveniret. Ita medendum senatus decreto aut lege, sicut Augustus quaedam ex horrida illa antiquitate ad praescentem usum flexisset. Igitur tractatis religionibus placitum instituto flaminum nihil demutari: sed lata lex qua flaminica Dialis sacrorum causa in potestate viri, cetera promisco feminarum iure ageret. Et filius Maluginensis patri suffectus. Utque glisceret dignatio sacerdotum atque ipsis promptior animus foret ad capessendas caerimonias decretum Corneliae virgini, quae in locum Scantiae capiebatur, sestertium viciens, et quotiens Augusta theatrum introisset ut sedes inter Vestalium consideret.

Traduzione all'italiano


Nello stesso periodo ci fu un intervento di Cesare relativo all'elezione del flamine diale, in sostituzione di Servio Maluginense venuto a morte, e insieme alla necessità di introdurre una nuova normativa in materia. Infatti, secondo l'antica procedura, si dovevano indicare contemporaneamente tre patrizi, nati da genitori uniti in matrimonio col rito della confarreazione, e la scelta era ristretta a uno di questi; ma non c'era più, come un tempo, una vasta disponibilità di candidati, perché la confarreazione era caduta in disuso e veniva praticata solo da pochi (e Tiberio adduceva numerosi motivi del cambiamento, tra cui il principale era l'indifferenza di uomini e donne e, inoltre, la complessità del cerimoniale, deliberatamente evitato) e perché chi assumeva l'ufficio di flamine e colei che passava sotto la sua autorità maritale, si sottraevano alla patria potestà. Occorreva dunque porre rimedio con un decreto del senato o con una legge, sull'esempio di Augusto, che aveva adattato alle esigenze moderne norme ispirate alla rude mentalità degli antichi. Presa dunque in esame la materia religiosa, si decretò di non mutare nulla nell'istituto dei flamini, ma si propose una nuova legge, per cui la moglie del flamine diale, nell'ambito del culto, soggiacesse alla potestà maritale e, per il resto, vivesse con gli stessi diritti goduti dalle altre donne. Il figlio di Maluginense successe alla carica del padre. Per accrescere, poi, la dignità dei sacerdoti e renderli più premurosi nella celebrazione dei riti sacri, venne decretato che alla vestale Cornelia, subentrata a Scanzia, fosse concessa un'elargizione di due milioni di sesterzi e che Augusta, ogni volta che si fosse recata a teatro, prendesse posto tra le vestali.