Traduzione di Paragrafo 15, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Idem annus alio quoque luctu Caesarem adficit alterum ex geminis Drusi liberis extinguendo, neque minus morte amici. Is fuit Lucilius Longus, omnium illi tristium laetorumque socius unusque e senatoribus Rhodii secessus comes. Ita quamquam novo homini censorium funus, effigiem apud forum Augusti publica pecunia patres decrevere, apud quos etiam tum cuncta tractabantur, adeo ut procurator Asiae Lucilius Capito accusante provincia causam dixerit, magna cum adseveratione principis non se ius nisi in servitia et pecunias familiares dedisse: quod si vim praetoris usurpasset manibusque militum usus foret, spreta in eo mandata sua: audirent socios. Ita reus cognito negotio damnatur. Ob quam ultionem et quia priore anno in C. Silanum vindicatum erat, decrevere Asiae urbes templum Tiberio matrique eius ac senatui. Et permissum statuere; egitque Nero grates ea causa patribus atque avo, laetas inter audientium adfectiones qui recenti memoria Germanici illum aspici, illum audiri rebantur. Aderantque iuveni modestia ac forma principe viro digna, notis in eum Seiani odiis ob periculum gratiora.

Traduzione all'italiano


Il medesimo anno afflisse ancora Cesare con un altro lutto per la morte di uno dei due gemelli di Druso e altrettanto per la scomparsa di un amico. Si trattava di Lucilio Longo, che con lui aveva condiviso ogni gioia e tristezza, l'unico dei senatori che l'avesse accompagnato nel ritiro di Rodi. Per questo, benché fosse "uomo nuovo", il senato gli decretò un funerale censorio e una statua, nel foro di Augusto, a spese dello stato. Si continuava ancora infatti a trattare tutti gli affari nella curia, e, in quella sede, a seguito delle accuse mosse contro di lui dalla provincia, aveva dovuto difendersi il procuratore d'Asia Lucilio Capitone, dopo la recisa dichiarazione del principe di non avergli conferito autorità se non sui suoi schiavi e sul suo patrimonio: se poi si era arrogato il potere di un pretore, ricorrendo all'impiego della forza militare, aveva violato i suoi ordini e si dovevano ascoltare gli alleati. Così l'accusato, dopo l'istruttoria, subì la condanna. Per questo atto di giustizia e per la punizione inflitta l'anno prima a Gaio Silano, le città d'Asia decretarono un tempio a Tiberio, a sua madre e al senato. Ne fu consentita la costruzione. Il ringraziamento ufficiale ai senatori e al nonno, per la concessione, venne pronunciato da Nerone, fra la gioia commossa degli ascoltatori che, per il ricordo ancora fresco di Germanico, era lui che credevano di vedere e di ascoltare. Il portamento composto e la bellezza del giovane erano degni di un principe, qualità tanto più apprezzate perché era noto l'odio di Seiano nei suoi confronti e quindi il rischio che Nerone correva.