Traduzione di Paragrafo 13, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


At Tiberius nihil intermissa rerum cura, negotia pro solaciis accipiens, ius civium, preces sociorum tractabat; factaque auctore eo senatus consulta ut civitati Cibyraticae apud Asiam, Aegiensi apud Achaiam, motu terrae labefactis, subveniretur remissione tributi in triennium. Et Vibius Serenus pro consule ulterioris Hispaniae de vi publica damnatus ob atrocitatem morum in insulam Amorgum deportatur. Carsidius Sacerdos, reus tamquam frumento hostem Tacfarinatem iuvisset, absolvitur, eiusdemque criminis C. Gracchus. Hunc comitem exilii admodum infantem pater Sempronius in insulam Cercinam tulerat. Illic adultus inter extorris et liberalium artium nescios, mox per Africam ac Siciliam mutando sordidas merces sustentabatur; neque tamen effugit magnae fortunae pericula. Ac ni Aelius Lamia et L. Apronius qui Africam obtinuerant insontem protexissent, claritudine infausti generis et paternis s adversis foret abstractus.

Traduzione all'italiano


Tiberio intanto, senza interrompere la sua attività di governo, perché trovava conforto nel lavoro, esaminava le questioni giudiziarie relative a cittadini e le suppliche degli alleati. Dietro sua proposta, il senato deliberò di soccorrere, con l'esenzione dei tributi per tre anni, le città di Cibira in Asia e di Egio in Acaia, distrutte da un terremoto. E il proconsole della Spagna ulteriore Vibio Sereno, condannato per violenza nell'esercizio delle sue funzioni, venne deportato, come risultato dei suoi modi crudeli, nell'isola di Amorgo. Fu assolto, invece, Carsidio Sacerdote dall'accusa di aver aiutato Tacfarinate con forniture di grano, e, per la stessa imputazione, Gaio Gracco. Questi, ancora bambino, era stato portato come compagno d'esilio nell'isola di Cercina dal padre Sempronio. Qui, cresciuto tra individui senza patria e privi di cultura, campava praticando basso commercio tra l'Africa e la Sicilia; tuttavia non sfuggì ai rischi propri delle personalità ricche e influenti. E se Elio Lamia e Lucio Apronio, già responsabili del governo d'Africa, non l'avessero protetto, perché innocente, sarebbe stato rovinato dal nome della sua famiglia sventurata e dalle disgrazie del padre.