Traduzione di Paragrafo 76, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Et Iunia sexagesimo quarto post Philippensem aciem anno supremum diem explevit, Catone avunculo genita, C. Cassii uxor, M. Bruti soror. Testamentum eius multo apud vulgum rumore fuit, quia in magnis opibus cum ferme cunctos proceres cum honore nominavisset Caesarem omisit. Quod civiliter acceptum neque prohibuit quo minus laudatione pro rostris ceterisque sollemnibus funus cohonestaretur. Viginti clarissimarum familiarum imagines antelatae sunt, Manlii, Quinctii aliaque eiusdem nobilitatis nomina. Sed praefulgebant Cassius atque Brutus eo ipso quod effigies eorum non visebantur.

Traduzione all'italiano


Sessantaquattro anni dopo la battaglia di Filippi venne a morte Giunia, nipote di Catone, moglie di Gaio Cassio e sorella di Marco Bruto. Il suo testamento suscitò molti commenti tra la gente, perché, pur avendo nominato eredi delle sue grandi ricchezze, citandole con parole di stima, quasi tutte le personalità più importanti, non fece cenno a Tiberio. Questi reagì con sensibilità democratica e non si oppose a che il funerale di Giunia fosse onorato con l'elogio funebre dai rostri e con tutti i riti tradizionali. Precedevano il feretro i ritratti di venti nobilissime famiglie, i Manlii, i Quinzii ed altri nomi di pari nobiltà. Ma su tutti splendevano le figure di Cassio e di Bruto, proprio perché le loro immagini non comparivano.