Traduzione di Paragrafo 72, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Isdem diebus Lepidus ab senatu petivit ut basilicam Pauli, Aemilia monimenta, propria pecunia firmaret ornaretque. Erat etiam tum in more publica munificentia; nec Augustus arcuerat Taurum, Philippum, Balbum hostilis exuvias aut exundantis opes ornatum ad urbis et posterum gloriam conferre. Quo tum exemplo Lepidus, quamquam pecuniae modicus, avitum decus recoluit. At Pompei theatrum igne fortuito haustum Caesar extructurum pollicitus est eo quod nemo e familia restaurando sufficeret, manente tamen nomine Pompei. Simul laudibus Seianum extulit tamquam labore vigilantiaque eius tanta vis unum intra damnum stetisset; et censuere patres effigiem Seiano quae apud theatrum Pompei locaretur. Neque multo post Caesar, cum Iunium Blaesum pro consule Africae triumphi insignibus attolleret, dare id se dixit honori Seiani, cuius ille avunculus erat. Ac tamen res Blaesi dignae decore tali fuere.

Traduzione all'italiano


In quei giorni Lepido chiese al senato di restaurare e abbellire, a proprie spese, la basilica di Paolo, monumento degli Emilii. Non era ancora caduta in disuso la pratica della munificenza a vantaggio dello stato; né Augusto aveva impedito a Tauro, a Filippo e a Balbo di destinare le spoglie di guerra e le loro sovrabbondanti ricchezze ad abbellire la città, con loro gloria presso i posteri. Forte di quell'esempio, Lepido allora, pur con la modestia dei suoi mezzi, fece rivivere l'avito splendore. Quanto al teatro di Pompeo, distrutto da un incendio fortuito, Cesare ne promise la ricostruzione a proprie spese, poiché nessuno della famiglia di Pompeo disponeva dei mezzi necessari, e assicurò comunque il mantenimento al teatro del nome di Pompeo. E ne approfittò per elogiare Seiano, quasi che alla sua previdente efficienza si dovesse se la furia spaventosa dell'incendio aveva prodotto quel solo danno. E i senatori gli votarono una statua da porsi nel teatro di Pompeo. Poco più tardi, nel concedere il trionfo a Giunio Bleso, proconsole d'Africa, Tiberio dichiarò di conferirglielo per rendere onore a Seiano, di cui quello era zio. Peraltro Bleso s'era meritato, con la sua condotta, tale riconoscimento.