Traduzione di Paragrafo 7, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Tum exuto iustitio reditum ad munia, et Drusus Illyricos ad exercitus profectus est, erectis omnium animis petendae e Pisone ultionis et crebro questu, quod vagus interim per amoena Asiae atque Achaiae adroganti et subdola mora scelerum probationes subverteret. Nam vulgatum erat missam, ut dixi, a Cn. Sentio famosam veneficiis Martinam subita morte Brundisii extinctam, venenumque nodo crinium eius occultatum nec ulla in corpore signa sumpti exitii reperta.

Traduzione all'italiano


Allora, concluso il periodo di pubblico lutto, tutti ripresero le normali attività e Druso ripartì verso gli eserciti in Illiria, mentre tutti si aspettavano di vedere inflitta a Pisone la giusta vendetta e mentre dilagava il malcontento per il fatto che quest'ultimo, ancora in viaggio attraverso le località più deliziosamente raffinate d'Asia e d'Acaia, tentava di stravolgere le prove dei suoi delitti con un ritardo sprezzante e subdolo. Si era infatti risaputo che la famigerata avvelenatrice Martina, spedita a Roma, come ricordato, da Gneo Senzio, era morta improvvisamente a Brindisi, e che le si era ritrovato del veleno nascosto fra le trecce dei capelli, senza che il corpo recasse tracce di suicidio.