Traduzione di Paragrafo 69, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


At Cornelius Dolabella dum adulationem longius sequitur increpitis C. Silani moribus addidit ne quis vita probrosus et opertus infamia provinciam sortiretur, idque princeps diiudicaret. Nam a legibus delicta puniri: quanto fore mitius in ipsos, melius in socios, provideri ne peccaretur? Adversum quae disseruit Caesar: non quidem sibi ignare quae de Silano vulgabantur, sed non ex rumore statuendum. Multos in provinciis contra quam spes aut metus de illis fuerit egisse: excitari quosdam ad meliora magnitudine rerum, hebescere alios. Neque posse principem sua scientia cuncta complecti neque expedire ut ambitione aliena trahatur. Ideo leges in facta constitui quia futura in incerto sint. Sic a maioribus institutum ut, si antissent delicta, poenae sequerentur. Ne verterent sapienter reperta et semper placita: satis onerum principibus, satis etiam potentiae. Minui iura quotiens gliscat potestas, nec utendum imperio ubi legibus agi possit. Quanto rarior apud Tiberium popularitas tanto laetioribus animis accepta. Atque ille prudens moderandi, si propria ira non impelleretur, addidit insulam Gyarum immitem et sine cultu hominum esse: darent Iuniae familiae et viro quondam ordinis eiusdem ut Cythnum potius concederet. Id sororem quoque Silani Torquatam, priscae sanctimoniae virginem, expetere. In hanc sententiam facta discessio.

Traduzione all'italiano


Cornelio Dolabella procedette ben oltre sulla strada dell'adulazione: censurata la figura morale di Silano, aggiunse che chi conduceva vita scandalosa e infamata non doveva rientrare nel sorteggio delle province, e che la decisione spettava al principe: se sono le leggi a punire i delitti - argomentava - non sarebbe più generoso per i candidati e più producente per gli alleati fare in modo che questi delitti non si commettano? Cesare espresse valutazioni contrarie: non che gli fossero ignote le voci circolanti su Silano, ma non su dicerie si potevano fondare le decisioni. Molti s'erano comportati nelle province diversamente da come facevano temere o sperare: la grandezza delle responsabilità sprona taluni al meglio, altri li fiacca. Era impensabile che la conoscenza del principe abbracciasse ogni cosa ed era un rischio per lui essere sottoposto alla pressione di intrighi orditi da altri. Le leggi si basano sui fatti, proprio perché il futuro è incerto. Gli antichi avevano stabilito che solo là dove prima si verificasse un reato, seguisse la pena. Non era il caso di sovvertire principi dettati dalla saggezza e sempre accettati. Già tanti sono gli oneri di un principe e già tanta la sua potenza. La forza della legge diminuisce col crescere del potere e non conviene ricorrere a un atto d'imperio, dove si può far valere la legge. Quanto più raro era in Tiberio il rispetto della volontà popolare, tanto più era accolto con gioia. Il quale Tiberio, capace di trovare la giusta misura, purché non travolto dalla propria ira, fece ancora osservare che l'isola di Giaro era inospitale e selvaggia: concedessero invece alla famiglia Giunia e a un uomo, un tempo del loro stesso livello sociale, l'isola di Citno. La stessa richiesta avanzava anche la sorella di Silano, Torquata, vestale d'una castità degna dei tempi antichi. La votazione fu in questo senso.