Traduzione di Paragrafo 62, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Proximi hos Magnetes L. Scipionis et L. Sullae constitutis nitebantur, quorum ille Antiocho, hic Mithridate pulsis fidem atque virtutem Magnetum decoravere, uti Dianae Leucophrynae perfugium inviolabile foret. Aphrodisienses posthac et Strationicenses dictatoris Caesaris ob vetusta in partis merita et recens divi Augusti decretum adtulere, laudati quod Parthorum inruptionem nihil mutata in populum Romanum constantia pertulissent. Sed Aphrodisiensium civitas Veneris, Stratonicensium Iovis et Triviae religionem tuebantur. Altius Hierocaesarienses exposuere, Persicam apud se Dianam, delubrum rege Cyro dicatum; et memorabantur Perpennae, Isaurici multaque alia imperatorum nomina qui non modo templo sed duobus milibus passuum eandem sanctitatem tribuerant. Exim Cyprii tribus [de] delubris, quorum vetustissimum Paphiae Veneri auctor Aesrias, post filius eius Amathus Veneri Amathusiae et Iovi Salaminio Teucer, Telamonis patris ira profugus, posuissent.

Traduzione all'italiano


Subito dopo di loro la delegazione di Magnesia cercava di far valere gli statuti di Lucio Scipione e di Lucio Silla: dopo che l'uno aveva vinto Antioco e l'altro Mitridate, resero onore alla fedeltà e al valore dei Magneti, riconoscendo inviolabile il rifugio di Diana Leucofrina. Dopo di loro gli emissari di Afrodisia e di Stratonicea addussero un decreto del dittatore Cesare, per antiche benemerenze verso il suo partito, e uno recente del divo Augusto, contenente un elogio per aver subÏto un'incursione dei Parti, senza venir meno alla fedeltà verso il popolo romano. La comunità di Afrodisia difendeva il culto di Venere, gli Stratonicensi quello di Giove e di Trivia. Più addietro nel tempo risalirono i delegati di Ierocesarea: parlavano di una loro Diana Persica e di un tempio dedicato durante il regno di Ciro, e ricordavano i nomi di Perpenna, di Isaurico e di molti altri generali, che avevano garantito la sacralità non solo al tempio, ma a un'area circostante di due miglia. Seguirono i Ciprioti in difesa di tre loro templi, il più antico dei quali, dedicato a Venere Pafia, si doveva ad Aeria; quello, successivo, a Venere Amatusia, era opera di suo figlio Amato, mentre quello di Giove Salaminio l'aveva innalzato Teucro, fuggendo profugo dall'ira del padre Telamone.