Traduzione di Paragrafo 61, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Primi omnium Ephesii adiere, memorantes non, ut vulgus crederet, Dianam atque Apollinem Delo genitos: esse apud se Cenchreum amnem, lucum Ortygiam, ubi Latonam partu gravidam et oleae, quae tum etiam maneat, adnisam edidisse ea numina, deorumque monitu sacratum nemus, atque ipsum illic Apollinem post interfectos Cyclopas Iovis iram vitavisse. Mox Liberum patrem, bello victorem, supplicibus Amazonum quae aram insiderant ignovisse. Auctam hinc concessu Herculis, cum Lydia poteretur, caerimoniam templo neque Persarum dicione deminutum ius; post Macedonas, dein nos servavisse.

Traduzione all'italiano


Primi tra tutti giunsero i rappresentanti di Efeso, i quali ricordarono che, in contrasto con la credenza popolare, Diana e Apollo non erano nati a Delo; vicino a Efeso vi erano il fiume Cencrio e il bosco di Ortigia, dove Latona, prossima al parto e appoggiata a un ulivo, ancora esistente, aveva dato alla luce i due numi; per loro volere il bosco era diventato sacro e proprio là Apollo, uccisi i Ciclopi, aveva evitato l'ira di Giove. Più tardi il padre Libero, vincitore nella guerra contro le Amazzoni, aveva offerto il suo perdono a quante di loro si erano fermate in atto di supplica presso l'altare. La sacralità del tempio era poi cresciuta ancora grazie a Ercole, al tempo della sua conquista della Lidia; e le prerogative del tempio non erano state intaccate con la dominazione persiana; le avevano rispettate prima i Macedoni, quindi noi.