Traduzione di Paragrafo 57, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Praeceperant animis orationem patres quo quaesitior adulatio fuit. Nec tamen repertum nisi ut effigies principum, aras deum, templa et arcus aliaque solita censerent, nisi quod M. Silanus ex contumelia consulatus honorem principibus petivit dixitque pro sententia ut publicis privatisve monimentis ad memoriam temporum non consulum nomina praecriberentur, sed eorum qui tribuniciam potestatem gererent. At Q. Haterius cum eius diei senatus consulta aureis litteris figenda in curia censuisset deridiculo fuit senex foedissimae adulationis tantum infamia usurus.

Traduzione all'italiano


I senatori avevano previsto il contenuto del discorso, perciò l'adulazione si espresse in forme più ricercate. Nulla di nuovo però riuscirono a immaginare, se non proporre statue ai principi, are agli dèi, templi e archi e le solite cose. Soltanto Marco Silano andò a escogitare, a favore dei principi, un onore avvilente per il consolato, ed espresse il parere che, negli atti sia pubblici sia privati, non si scrivesse all'inizio, per ricordare la data, il nome dei consoli, bensì di chi esercitava la potestà tribunizia. Quinto Aterio, poi, con la sua proposta di scolpire a lettere d'oro in curia le deliberazioni prese in quel giorno dal senato, si coprì di ridicolo: vecchio com'era avrebbe ricavato solo infamia da un'adulazione così bassa e ripugnante.