Traduzione di Paragrafo 56, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Tiberius, fama moderationis parta quod ingruentis accusatores represserat, mittit litteras ad senatum quis potestatem tribuniciam Druso petebat. Id summi fastigii vocabulum Augustus repperit, ne regis aut dictatoris nomen adsumeret ac tamen appellatione aliqua cetera imperia praemineret. Marcum deinde Agrippam socum eius potestatis, quo defuncto Tiberium Neronem delegit ne successor in incerto foret. Sic cohiberi pravas aliorum spes rebatur; simul modestiae Neronis et suae magnitudini fidebat. Quo tunc exemplo Tiberius Drusum summae rei admovit, cum incolumi Germanico integrum inter duos iudicium tenuisset. Sed principio litterarum veneratus deos ut consilia sua rei publicae prosperarent, modica de moribus adulescentis neque in falsum aucta rettulit. Esse illi coniugem et tres liberos eamque aetatem qua ipse quondam a divo Augusto ad capessendum hoc munus vocatus sit. Neque nunc propere sed per octo annos capto experimento, compressis seditionibus, compositis bellis, triumphalem et bis consulem noti laboris participem sumi.

Traduzione all'italiano


Tiberio, conquistata la reputazione di persona equilibrata, per aver saputo reprimere i delatori, sempre pronti a colpire, invia una lettera al senato, chiedendo la potestà tribunizia per Druso. Fu Augusto a escogitare questo termine indicante il potere supremo, per evitare di assumere il nome di re o di dittatore e tuttavia innalzarsi, con un titolo qualsiasi, sopra gli altri poteri dello stato. Augusto poi associò, in questo titolo di superiore autorità, Marco Agrippa e, alla sua morte, Tiberio Nerone, per evitare incertezze sul suo successore. Sperava di frenare in questo modo le malvagie speranze di altri e intanto contava sulla remissività di Nerone e sulla propria grandezza. Dietro il suo esempio, Tiberio promosse allora Druso al vertice del potere, perché, fin che Germanico era vivo, non s'era risolto a decidere tra i due. All'inizio della lettera, Tiberio rivolgeva una supplica agli dèi, perché volgessero le sue scelte al bene dello stato, facendo seguire poche parole sulla figura del giovane, senza false esagerazioni: aveva moglie e tre figli e la stessa età in cui anch'egli, in passato, s'era visto chiamare da Augusto a quel ruolo. E ora lui sceglieva Druso a condividere una responsabilità ben nota, non con una decisione affrettata, ma dopo otto anni di prova, in cui Druso aveva represso rivolte, concluso guerre, meritato il trionfo e ricoperto per due volte il consolato.