Traduzione di Paragrafo 55, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Auditis Caesaris litteris remissa aedilibus talis cura; luxusque mensae a fine Actiaci belli ad ea arma quis Servius Galba rerum adeptus est per annos centum profusis sumptibus exerciti paulatim exolevere. Causas eius mutationis quaerere libet. Dites olim familiae nobilium aut claritudine insignes studio magnificentiae prolabebantur. Nam etiam tum plebem socios regna colere et coli licitum; ut quisque opibus domo paratu speciosus per nomen et clientelas inlustrior habebatur. Postquam caedibus saevitum et magnitudo famae exitio erat, ceteri ad sapientiora convertere. Simul novi homines e municipiis et coloniis atque etiam provinciis in senatum crebro adsumpti domesticam parsimoniam intulerunt, et quamquam fortuna vel industria plerique pecuniosam ad senectam pervenirent, mansit tamen prior animus. Sed praecipuus adstricti moris auctor Vespasianus fuit, antiquo ipse cultu victuque. Obsequium inde in principem et aemulandi amor validior quam poena ex legibus et metus. Nisi forte rebus cunctis inest quidam velut orbis, ut quem ad modum temporum vices ita morum vertantur; nec omnia apud priores meliora, sed nostra quoque aetas multa laudis et artium imitanda posteris tulit. Verum haec nobis [in] maiores certamina ex honesto maneant.

Traduzione all'italiano


Dopo la lettura del messaggio di Cesare, gli edili furono esonerati da tale responsabilità; e il fasto nei banchetti, mantenuto con enorme dispendio per cento anni dalla fine della guerra di Azio ai fatti d'armi che portarono Galba al potere, cadde lentamente in disuso. Mi sembra interessante cercare le cause di questo mutamento. In passato le ricche famiglie di nobili o quelle resesi celebri si lasciarono prendere dal fascino della magnificenza. Infatti era ancora lecito corteggiare la plebe, gli alleati, i re stranieri e ricevere il loro favore. Chi più era splendido per disponibilità di mezzi, sontuosità d'abitazione e sfarzo, più era illustre per nome e clientele. Ma da quando infierirono le stragi e la grandezza della fama significava la morte, i superstiti piegarono a comportamenti più ragionevoli. Intanto uomini nuovi, chiamati di frequente in senato dai municipi, dalle colonie e anche dalle province, introdussero la parsimonia dei loro paesi e, benché non pochi, grazie alla loro fortuna e alle loro capacità, fossero giunti in vecchiaia alla ricchezza, rimase viva la loro precedente mentalità. Ma la spinta più forte a regole di sobrietà venne da Vespasiano, esempio lui stesso di vita austera, secondo gli antichi dettami. E poi la deferenza verso quel principe e il vivo desiderio di emularlo si rivelarono più forti della pena comminata dalle leggi e della paura di esse. Ma forse in ogni cosa umana esiste una sorta di ciclicità, sicché i comportamenti si alternano come le stagioni. Non tutto il meglio fu degli antichi, e anche il nostro tempo ha prodotto molti esempi di virtù e di ingegno, degni dell'imitazione dei posteri. Con la speranza che questa competizione coi nostri antenati per dei valori degni possa sempre durare.