Traduzione di Paragrafo 53, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


'Ceteris forsitan in rebus, patres conscripti, magis expediat me coram interrogari et dicere quid e re publica censeam: in hac relatione subtrahi oculos meos melius fuit, ne, denotantibus vobis ora ac metum singulorum qui pudendi luxus arguerentur, ipse etiam viderem eos ac velut deprenderem. Quod si mecum ante viri strenui, aediles, consilium habuissent, nescio an suasurus fuerim omittere potius praevalida et adulta vitia quam hoc adsequi, ut palam fieret quibus flagitiis impares essemus. Sed illi quidem officio functi sunt, ut ceteros quoque magistratus sua munia implere velim: mihi autem neque honestum silere neque proloqui expeditum, quia non aedilis aut praetoris aut consulis partis sustineo. Maius aliquid et excelsius a principe postulatur; et cum recte factorum sibi quisque gratiam trahant, unius invidia ab omnibus peccatur. Quid enim primum prohibere et priscum ad morem recidere adgrediar? Villarumne infinita spatia? Familiarum numerum et nationes? Argenti et auri pondus? Aeris tabularumque miracula? Promiscas viris et feminis vestis atque illa feminarum propria, quis lapidum causa pecuniae nostrae ad externas aut hostilis gentis transferuntur?

Traduzione all'italiano


"Su altre questioni, o senatori, è forse più utile ch'io sia interrogato di persona davanti a voi, per dire ciò che serve al bene dello stato, su quest'ordine del giorno è meglio che i miei occhi siano lontani, per non essere costretto a vedere e, per così dire, a sorprendere quanti possono essere accusati di lusso vergognoso, i cui volti spaventati voi stessi mi fareste notare. E se quelle persone così efficienti, gli edili, si fossero prima consultati con me, forse li avrei consigliati a tollerare vizi radicati e inveterati piuttosto che avere, come risultato, l'aperta ammissione di quali vergogne siamo impotenti a frenare. Ma quelli hanno compiuto il loro dovere come vorrei che anche gli altri magistrati assolvessero il proprio. Per me ora non è decoroso tacere, né comodo avanzare proposte, perché non svolgo la funzione di edile o di pretore o di console. Dal principe si richiede qualcosa di più grave e di più alto; e, mentre ciascuno ricava per sé popolarità per quanto di bene ha fatto, gli errori di tutti si scaricano su uno solo. Da dove infatti incominciare a porre divieti, dove sfrondare per un possibile ritorno alla tradizione di un tempo? Dalla sconfinata ampiezza delle ville? Dal numero di schiavi provenienti da ogni paese? Dalla quantità d'oro e d'argento? Dai capolavori della pittura e della scultura? Dai tessuti delle vesti, comuni a uomini e donne, oppure dalla mania, tipicamente femminile, di possedere pietre preziose, grazie alla quale il nostro denaro finisce in mano a genti straniere o a noi nemiche?