Traduzione di Paragrafo 52, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


C. Sulpicius D. Haterius consules sequuntur, inturbidus externis rebus annus, domi suspecta severitate adversum luxum qui immensum proruperat ad cuncta quis pecunia prodigitur. Sed alia sumptuum quamvis graviora dissimulatis plerumque pretiis occultabantur; ventris et ganeae paratus adsiduis sermonibus vulgati fecerant curam ne princeps antiquae parsimoniae durius adverteret. Nam incipiente C. Bibulo ceteri quoque aediles disseruerant, sperni sumptuariam legem vetitaque utensilium pretia augeri in dies nec mediocribus remediis sisti posse, et consulti patres integrum id negotium ad principem distulerant. Sed Tiberius saepe apud se pensitato an coerceri tam profusae cupidines possent, num coercitio plus damni in rem publicam ferret, quam indecorum adtrectare quod non obtineret vel retentum ignominiam et infamiam virorum inlustrium posceret, postremo litteras ad senatum composuit quarum sententia in hunc modum fuit.

Traduzione all'italiano


[22 d.C.]. Seguì il consolato di Gaio Sulpicio e Decimo Aterio, non segnato da rivolgimenti esterni, ma con l'incombente minaccia che fossero applicate, all'interno, le leggi contro il lusso, che aveva preso a dilagare senza misura per tutto ciò per cui si sperpera il denaro. E si cercava di nascondere altre spese, per quanto gli sprechi fossero maggiori, falsificando, in genere, i prezzi: ma lo sfarzo esibito in banchetti e gozzoviglie, di cui molto si parlava, avevano fatto nascere il timore che il principe, uomo di antica parsimonia, intervenisse con provvedimenti troppo severi. Infatti, dopo l'iniziativa di Gaio Bibulo, anche gli altri edili prendevano posizione, constatando che la legge sul lusso non trovava applicazione e che i prezzi dei beni di prima necessità, pur calmierati, crescevano di giorno in giorno e non erano contenibili con misure ordinarie. I senatori, consultati sull'argomento, avevano rimesso il problema, insoluto, a Tiberio. Ma il principe, dopo aver a lungo ponderato tra sé sulla reale possibilità di arginare prodigalità così diffuse, ed essersi chiesto se la repressione non recasse più danni allo stato e aver riflettuto su quanto fosse umiliante un tentativo fallito e, per altro verso, sul costo, in caso di successo, in ignominia e disonore per tante personalità, si decise a inviare al senato una lettera, la cui sostanza era, a un dipresso, la seguente.