Traduzione di Paragrafo 47, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Tum demum Tiberius ortum patratumque bellum senatu scripsit; neque dempsit aut addidit vero, sed fide ac virtute legatos, se consiliis superfuisse. Simul causas cur non ipse, non Drusus profecti ad id bellum forent, adiunxit, magnitudinem imperii extollens, neque decorum principibus, si una alterave civitas turbet * * omissa urbe, unde in omnia regimem. Nunc quia non metu ducatur iturum ut praesentia spectaret componeretque. Decrevere patres vota pro reditu eius supplicationesque et alia decora. Solus Dolabella Cornelius dum antire ceteros parat absurdam in adulationem progressus, censuit ut ovans e Campania urbem introiret. Igitur secutae Caesaris litterae quibus se non tam vacuum gloria praedicabat ut post ferocissimas gentis perdomitas, tot receptos in iuventa aut spretos triumphos, iam senior peregrinationis suburbanae inane praemium peteret.

Traduzione all'italiano


Allora finalmente Tiberio scrisse al senato, per comunicare che la guerra era cominciata e si era subito conclusa. Nulla tolse o aggiunse alla verità: la prova era stata superata per la lealtà e il coraggio dei legati e grazie ai suoi provvedimenti. Spiegò anche il motivo per cui né lui né il figlio Druso erano partiti per quella guerra, esaltando la grandezza dell'impero e argomentando che non si addiceva ai principi lasciare, per la ribellione di questa o quella popolazione, la città da cui si governa il mondo. Adesso, poiché non lo si poteva più credere spinto dalla paura della ribellione, sarebbe andato a constatare di persona la situazione e a porvi i rimedi. Decretarono i senatori voti per il suo ritorno, supplicazioni e altri attestati di onore per la sua persona. Il solo Cornelio Dolabella, nel suo voler superare gli altri, precipitò in una adulazione assurda, proponendo che, al suo ritorno dalla Campania, Tiberio fosse accolto da un'ovazione. Seguì una seconda lettera di Cesare: non era così a corto di gloria - questa l'affermazione esplicita - da dover cercare, dopo aver domato popoli fierissimi e celebrato o anche rifiutato tanti trionfi nella sua giovinezza, ora, in età avanzata, un vuoto onore per una passeggiata suburbana.