Traduzione di Paragrafo 46, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Non diu haec nec apud laetos: etenim propinquabat legionum acies, inconditique ac militiae nescii oppidani neque oculis neque auribus satis competebant. Contra Silius, etsi praesumpta spes hortandi causas exemerat, clamitabat tamen pudendum ipsis quod Germaniarum victores adversum Gallos tamquam in hostem ducerentur. 'una nuper cohors rebellem Turonum, una ala Trevirum, paucae huius ipsius exercitus turmae profligavere Sequanos. Quanto pecunia dites et voluptatibus opulentos tanto magis imbellis Aeduos evincite et fugientibus consulite.' ingens ad ea clamor et circumfudit eques frontemque pedites invasere, nec cunctatum apud latera. Paulum morae attulere ferrati, restantibus lamminis adversum pila et gladios; set miles correptis securibus et dolabris, ut si murum perrumperet, caedere tegmina et corpora; quidam trudibus aut furcis inertem molem prosternere, iacentesque nullo ad resurgendum nisu quasi exanimes linquebantur. Sacrovir primo Augustodunum, dein metu deditionis in villam propinquam cum fidissimis pergit. Illic sua manu, reliqui mutuis ictibus occidere: incensa super villa omnis cremavit.

Traduzione all'italiano


Breve fu il discorso e rivolto a uomini senza entusiasmo: si avvicinavano infatti le legioni romane in assetto di guerra, e quei cittadini, disorganizzati e inesperti di arte militare, avevano quasi perduto la capacità di vedere e ascoltare. Da parte sua Silio, benché la certezza del successo avesse reso superflua l'arringa ai soldati, gridava tuttavia che era una vergogna per loro, vincitori dei Germani, marciare contro i Galli come contro un vero nemico. "Poco fa è bastata una sola coorte per battere i Turoni ribelli, un'ala sola di cavalieri per i Treviri e pochi squadroni di questo esercito per i Sequani. Questi Edui, che quanto più ricchi e sazi di piaceri tanto più sono imbelli, schiacciateli e risparmiate i fuggiaschi." Si levò in risposta un grido immenso, e la cavalleria accerchiò i nemici e i fanti li attaccarono di fronte, e le ali cedettero quasi subito. Un po' di resistenza opposero gli uomini catafratti di ferro, poiché le corazze reggevano ai colpi di lancia e spada; ma i soldati, impugnati scuri e picconi, come per sfondare una muraglia, facevano a pezzi armature e corpi; alcuni con pertiche e forche abbattevano quelle masse inerti che, prostrate a terra, incapaci d'un minimo sforzo per rialzarsi, erano abbandonate lì come morte. Sacroviro raggiunse prima Augustoduno, poi, temendone la resa, si diresse in una villa vicina coi suoi fedeli. Lì si uccise, e gli altri morirono, colpendosi l'un l'altro; la villa incendiata sopra di loro costituì, per tutti, il rogo.