Traduzione di Paragrafo 42, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Interim Florus insistere destinatis, pellicere alam equitum, quae conscripta e Treviris militia disciplinaque nostra habebatur, ut caesis negotiatoribus Romanis bellum inciperet; paucique equitum corrupti, plures in officio mansere. Aliud vulgus obaeratorum aut clientium arma cepit; petebantque saltus quibus nomen Arduenna, cum legiones utroque ab exercitu, quas Visellius et C. Silius adversis itineribus obiecerant, arcuerunt. Praemissusque cum delecta manu Iulius Indus e civitate eadem, discors Floro et ob id navandae operae avidior, inconditam multitudinem adhuc disiecit. Florum incertis latebris victores frustratus, postremo visis militibus, qui effugia insederant, sua manu cecidit. Isque Trevirici tumultus finis.

Traduzione all'italiano


Floro intanto, perseguendo i suoi piani, cercava di sobillare un'ala di cavalleria, arruolata fra i Treviri, ma inquadrata nei nostri reparti e addestrata da noi, a dare il via alla guerra, attraverso un massacro dei mercanti romani. Pochi cavalieri si lasciarono indurre, i più rimasero fedeli al loro posto. Invece la massa delle persone oppresse dai debiti e i clienti di Floro presero le armi, e stavano per dirigersi verso le alture boscose chiamate Ardenna, quando li respinsero le legioni, provenienti dai due eserciti, legioni che Visellio e Gaio Silio avevano fatto avanzare in senso opposto, bloccando così loro il passaggio. Venne mandato avanti, con reparti scelti, Giulio Indo, conterraneo di Floro, ma in pieno disaccordo con lui e, per questo motivo, tanto più desideroso di farsi valere; costui sbaragliò quella massa non ancora ben organizzata. Floro sfuggì ai vincitori in nascondigli poco noti, ma alla fine, quando vide i soldati bloccare ogni via d'uscita, si uccise. Con lui ebbe fine la rivolta dei Treviri.